Come la tecnologia facilita le relazioni a distanza

Ale e Fede sono davvero contenti di vivere qui ad Amburgo e credo riescano a percepire, se non a comprendere a fondo, quali e quante siano le differenze che incontrerebbero nel vivere la semplice quotidianità di un bambino in Italia, in provincia di Milano.

nonna e nipote

Alessandro per esempio continua a chiedermi come mai alla scuola materna italiana, pur avendo un bellissimo giardino recintato da cui potevano accedere dalla porta finestra della loro classe, c’era sempre un buon motivo per cui non era possibile uscire a giocare, mentre nel kita tedesco, nonostante il tempo non sia in genere dei più favorevoli, escono in media 3 giorni su 5.

Federico invece all’asilo, in Italia, non ci andrebbe, semplicemente. Perchè nel nostro comune non esiste un nido pubblico e l’unica possibilità è quella di fargli frequentare l’asilo statale a due paesi di distanza, salvo dover pagare come se fosse un nido privato, visto che non siamo residenti (e quindi, per giunta, senza la certezza di avere un posto assicurato).

Avrebbe dovuto iniziare il prossimo anno, ma durante il mio ultimo rientro in Italia ho scoperto che non lo prenderanno/prenderebbero ugualmente visto che anche in questo caso l’unico asilo statale è quello del paese accanto, dove, come sopra, non essendo residenti abbiamo pochissimi punti in graduatoria e quest’anno, per tutti i bambini del nostro paese non c’è posto….

Ma ci sono anche cose che, come a noi, mancano loro: alcuni amici davvero speciali, alle volte la nostra casa, ma più di tutto i nonni.

nonna con nipoti

Ma siamo nel 2014 e per fortuna esistono voli low cost che riescono ad accorciare le distanze a prezzi abbordabili, il telefono con cui si può sentire la voce di chi vogliamo in qualsiasi momento, instagram, che permette a parenti e amici non solo di sapere ma anche di vedere dove siamo, cosa facciamo e come ci sentiamo, mail o sms, con cui Ale, per esempio, si diverte a scrivere ai nonni o agli amici e skype che ci fa sentire così vicini alle persone con cui stiamo parlando.

nonna che gioca con nipotino

Ma spesso Ale mi dice che a lui manca proprio giocare con i suoi nonni e che quello non lo può fare nemmeno con skype. E così l’altra sera, ascoltando una conversazione tra Ale e Fede e il nonno mi è venuta l’idea!

tecnologia e relazioni a distanza

Federico ha detto al nonno che avrebbe voluto giocare con lui con i kapla e lui ha risposto che lo avrebbero sicuramente fatto al loro primo incontro e poi ha detto ad Ale di chiedermi di insegnargli a giocare a dama: una volta imparato a giocare avrebbero potuto infatti fare delle partite virtuali al computer.

Ho subito detto ad Ale di prendere qualche coppia delle carte del memory e di sistemarle capovolte davanti al portatile, con la webcam inclinata. E finalmente, dopo una lunga attesa, abbiamo trovato il modo per far riuscire a giocare Ale e Fede con i loro nonni a migliaia di kilometri di distanza.

Viva la tecnologia dunque, che se usata con criterio e un pò di creatività ci permette persino una partita a memory!

Qualcuno di voi ha altre idee o suggerimenti di soluzioni tecnologiche e creative per restare in contatto a distanza (già testate o da rodare)? Saremmo felici di poterle provare!

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6 risposte a Come la tecnologia facilita le relazioni a distanza

  1. Silvia scrive:

    Prima che nascesse il Tato e che quìndi capovolgessi il mio pendolarismo Milano/Amburgo, Jan ed io facevamo tutte le mattine colazione assieme tramite Skype. E succede ancora quando scendiamo senza papà. È divertente sentire i suoni di quello che succede nell’altra a casa a mille km di distanza e ci sembra per un momento di avere un unico grande appartamento di quattro/cinque stanze. :-)

    • EquAzioni scrive:

      e il tato come reagisce a vedere il suo papà o la sua mamma in skype?
      in fondo per loro lo schermo del pc è come quello di un televisore e vederci dentro il proprio genitore ma non poterlo abbracciare, toccare…. è strano!

  2. Silvia scrive:

    Abbiamo iniziato questi viaggi senza papà molto presto, già a 4/5 mesi, e li facciamo in maniera abbastanza regolare e frequente, per cui J. ha reagito con naturalezza. La vera prova del fuoco è stata a 18 mesi quando sono stata via io per 5 notti per lavoro e lui è rimasto con papà, vedendoci in quel caso tutti assieme per cena (lui ha sempre cenato con noi è quindi era una routine importante). Mi aspettavo pianti disperati nel vedermi e non potermi toccare, ma invece è stato per lui molto più importante il sentirmi, a punto tale che nei momenti di disperazione del risveglio o del tragitto al Kita mi hanno chiamato e l’essere in auto con loro, seppur in formato smartphone, ha avuto un sorprendente effetto tranquillizzante. Ora a volte dice di voler vedere i cartoni al posto di papà :-( oppure gli mostra nuovi giochi, nuovi libri … ed inizia anche ad articolare veri e propri racconti metà veri ….. e metà inventati

  3. eleonora scrive:

    una figlia di 14 anni, non è molto tempo fa, ma la tecnologia non era ancora un ponte cosí diffuso a colmare le distanze…. Ma anche oggi consiglierei a nonne e nonni di registrare con la loro voce una storia, una ninna nanna, una favola o gli uccelli che sentono in campagna, i ragazzini se lo ascoltano quando vogliono..

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