Bravi bambini e brave maestre

Primo giorno di materna di Ale. All’uscita brevissima chiacchierata con la maestra:
Allora, come è andata oggi?
No, beh! Bene.  Si è messo subito a giocare, poi abbiamo letto tutti insieme un libricino, in fondo cosa si può fare durante l’inserimento?!? (cosa si può fare durante l’inserimento?!?!? già su questo ci sarebbe bisogno di un post a parte…). poi ha avuto un attimo in cui vi ha cercato ma gli è passata subito. Poi ha cominciato a correre per tutta la classe e non si fermava un attimo. Massì è stato bravo. Ha fatto il bravo, è bravo, no? (e lo dice con sguardo un pò complice come se si aspettasse da noi che invece le dicessimo Mah, guardi è sveglio ed intelligente ma è una piccola peste, mettetelo un pò in riga voi…)

Bambini monelli a scuola

Ecco. a me sta storia dei bravi bambini fa venire il sangue agli occhi.  E non è necessariamente per quella sorta di buonismo che ci fa dire i bambini cattivi non esistono, esistono solo cattivi genitori – o al massimo cattivi comportamenti. E’ proprio l’ etichetta bravo/monello che non mi va giù.  Anche perchè molto probabilmente la tua idea di bravo è diametralmente opposta alla mia.  

Quali sono i bravi bambini, quelli remissivi che se ne stanno buoni buoni seduti e non creano problemi alle maestre? Ok, quelli cattivi sono evidentemente quelli che picchiano, urlano,  dicono parolacce e sfasciano tutti i giochi. Ma poi ci sono quelli monelli, cattivelli, birichini, che sono quelli che non stanno mai fermi,  (all’asilo non si corre, ci ha raccontato stasera Ale)  che non stanno mai zitti e che non fanno alla lettera tutto quello che gli viene ordinato.

Non ci piacciono queste etichette, sono troppo generiche e prive di significato.  No. non esistono bambini bravi e bambini cattivi. Esistono bambini con caratteristiche, doti, pregi, temperamenti, difetti e modi di reagire, comportarsi e relazionarsi diversi  e che vanno a seconda dei casi arginati, smussati, coltivalti, fatti sviluppare.  La distinzione bravo/cattivo non aiuta a crescere, non educa. Anzi, cristallizza in modo totalizzante un solo aspetto della personalità del bambino (tra l’altro quello che torna più utile all’adulto/maestra).  Ci sono i bambini bravi, quelli repressi che fanno quello che gli viene detto e ci sono quelli cattivi, da reprimere, per fare in modo che si uniformino a quelli bravi.  Per raggiungere la mediocrità del quieto vivere e per la buona pace delle maestre.

E ora veniamo alle brave maestre.  Chiacchierando con altre mamme, reali e virtuali, spesso è emersa la seguente considerazione: “Beh,  le maestre hanno troppi bambini e poche risorse, cosa possono fare?!?.  Almeno sono brave.” Ecco, anche qui cosa significa che sono brave?  Che sono brave persone – che sono gentili, che non urlano e non picchiano i bambini, che sono comprensive e a cui piacciono i bambini? Beh, ci mancherebbe…   O che sono brave professioniste – che hanno effettive competenze tecnico-artistiche-didattiche-educative e si impegnano, si aggiornano,  e fanno di tutto per stimolare i bambini e sviluppare le loro capacità e non si limitano a fare da guardie in classe affinchè nessuno si faccia male?  Ecco, per me una maestra che sta a braccia conserte in giardino dicendo ad intervalli di due minuti un nome a caso seguito da “vai piano, non correre” o che si limita a far fare qualche disegnino (per inciso, colorare delle figure) non è una brava maestra. Potrà essere anche una brava persona, ma di certo non è una brava maestra. O perlomeno di quelle che io vorrei per mio figlio.

Si lo so, è un post un pò pessimistico ma sono un pò angosciato dall’inserimento e vorrei tanto tanto tanto riuscir ad organizzare un homeschooling collettivo.  Tra l’altro al di là di tutto, le maestre di Ale sembrano davvero “brave”  (nel senso comune del termine, che per inciso non vuole essere una critica o una presa in giro a nessuno, ma una riflessione sulle nostre aspettative e sul significato delle parole che usiamo. ;-) )

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36 risposte a Bravi bambini e brave maestre

  1. Robin scrive:

    Quando mi chiedono se mio figlio è “bravo” rispondo sempre che è un bambino e che fa il suo mestiere, il bambino, appunto!!

  2. Barbara scrive:

    Non vedevo l’ora di leggere questo post! Anche a noi piacerebbe un homeschooling collettivo e non potendolo fare ci “accontentiamo” di mandare nostro figlio nella scuola tradizionale (indipendentemente da pubblico o privato) e, credendo nella coeducazione e nell’autoeducazione ci fidiamo di lui e speriamo di non dare troppo nell’occhio, nel senso che non vorrei che per causa nostra ne risentisse lui. Abbiamo deciso di essere il più cordiali possibile e di non aspettarci grandi cose ma l’inserimento per noi è più uno scoprire che tipe sono ste maestre che “speriamo che non pianga”, perchè per fortuna\bravura(sua e nostra)\congiuntura astrale Matteo è un BRAVO bambino, per quello che intendiamo noi. E’ in grado di stare con gli altri con gioia e condividendo giochi ed attività, è attento, sveglio e tanto dolce, ama correre e giocare, a volte strilla, piange e ci vuole tanta pazienza per fargli fare le cose, ma a quanto pare nel suo asilo il problema non sussiste, le maestre il primo giorno non si sono presentate, non hanno organizzato alcuna attività e mi è parso di capire che le cose sono andate così anche nei giorni successivi. Si è capito che sono un pò delusa? Lo mando a scuola solo perchè mi fido di lui. Oddio mi viene da piangere è meglio che la chiudo qui…
    non so se avete letto il nostro post sulla nostra scelta di Homeschooling http://barbaidee.blogspot.com/2011/09/proposito-di-homeschooling.html mi piacerebbe sapere che ne pensate. i toni sono troppo pacati rispetto al subbuglio che ho dentro.

  3. Glores scrive:

    Sei proprio un “bravo” papa’! ;)

  4. Daria scrive:

    Ah, sulla parola “bravo” abbiamo un contenzioso aperto ormai da anni con la nonna! :-)
    Per fortuna a scuola non l’ho ancora sentita usare dalle maestre, dagli altri genitori invece si: si va dal “La tua si che è brava e non piange!” a “Fai il bravo, vedi quella bambina com’è brava!”
    A volte mi verrebbe da spiegare che non è “brava” ma magari è tranquilla, osservatrice, che si scatena dopo, quando ha preso confidenza… che altri bambini non sono “cattivi” perchè piangono o perchè non vogliono entrare a scuola (magari se i genitori fossero onesti con loro non ci sarebbero certi problemi: ieri una mamma mi ha detto che per portarlo a scuola aveva detto al figlio che andavano a fare la spesa e poi invece l’ha portato lì e lui ha cominciato, logicamente, a urlare)…

  5. Chiara Pascali scrive:

    Mi permetto qualche domanda forse un tantino ottimistica… Avete provato a stimolare qualche loro commento di dettaglio? Non è che magari certe maestre (ok, magari dalla personalità non del tutto spiccata) si conformano (specie il primo giorno) un po’ alla “media dei genitori” anche come linguaggio? Non è che dietro quel “E’ bravo, no?” si celasse un “passare la palla” per vedere una vostra risposta in merito?
    Sì, lo so, ormai il “bravo” è di uso comune, nella sua accezione più negativa del termine (e su vari forum “sensibili” alla pedagogia nera come NTIS se ne è parlato a lungo), ma mi auguro sempre che persone che abbiano studiato ed abbiano (o dovrebbero avere) la (giusta) esperienza in merito, in particolare con i più piccini, se si rendono conto che hanno di fronte genitori di un certo “spessore” e convinzioni (in merito a tematiche quali attaccamento etc..) possano rispolverare ricordi e trovare entusiasmo per instaurare nuove relazioni con i genitori stessi e soprattutto con tutti i piccini che seguono con enormi responsabilità

    • Elena S. scrive:

      Brava! Vi siete chiesti se gli altri genitori vogliano sentire, sapere etc? Magari dopo un po’ di nasate le maestre si sono livella rispetto ai genitori (vedi discorso su buon inserimento…sempre colpa delle maestre?)

      • EquAzioni scrive:

        assolutamente vero. molti genitori non vogliono sapere e non vogliono sentire e non sono minimamente interessati alla “programmazione” o al progetto educativo della scuola. Innanzitutto per loro, il nido, la materna, o la scuola sono dei luoghi in cui lasciare i bambini mentre lavorano. dei luoghi in cui i bambini “socializzano” e soprattutto si “abituano” alle regole del vivere quotidiano. (e nello specifico, al pendolarismo, alla giornata impegnata e programmata fin nei minimi dettagli, al tempo libero risicato, alle regole e alla vita di caserma che introdurrà il mondo del lavoro, alla resa alle gerarchie o alle regole ingiuste ecc ecc ecc)

        • Elena S. scrive:

          ecco, appunto! Non vi dico cosa sto vedendo in questi giorni alla materna di Anna: fin’ora le cose che mi hanno fatta inorridire sono quelle perpetrate dai genitori…

    • EquAzioni scrive:

      no. non abbiamo avuto il tempo. e anche noi vorremmo essere ottimisti. e facciamo di tutto per esserlo. di sicuro c’è un livellamento verso il basso, verso “la media” (bassa) dei genitori che non solo non si sono mai posti il problema del buono/cattivo, ma anzi sono i primi a categorizzare cosi i propri figli e ritengono giusto farlo.
      Speriamo per il meglio..

  6. Sibia scrive:

    Sottoscrivo parola per parola, avevo giusto fatto un discorso simile al maritozzo quando parlavamo di quando il tarta andrà alla materna e della mia preoccupazione a riguardo.. questo è un altro post di cui vorrei fare un manifesto.. posso??? :D

  7. Elena S. scrive:

    Attenzione che stigmatizzando il binomio buono/cattivo si rischia di dimenticarsi il binomio giusto/sbagliato e poi quello lecito/illecito. E’ un discorso un po’ lungo da fare qui, ma ha a che vedere con i preoccupanti dati riguardanti gli adolescenti di oggi e i comportamenti di rischio che attuano. L’individuo si forma per quello che sarà, nei primi anni di vita, attraverso le categorizzazioni e l’acquisizione dei limiti.

    • EquAzioni scrive:

      nessuno stigmatizza il binomio buono/cattivo. e nessuno si dimentica del binomio giusto/ingiusto ( a proposito – tempo addietro avevamo parlato di questo bel libricino ).
      a parte le questioni sul cosa è giusto e cosa è sbagliato, e cosa fare quando le regole che ci vengono imposte giuste proprio non sono. quello che critichiamo è la catalogazione dei bambini (e delle persone in generale), l’affibiargli delle etichette che non rendono giustizia alla complessità della loro personalità. e che sono statiche nel tempo, e anche se il il bambino cresce e si evolve, per genitori e maestre sarà sempre pigro, monello ecc ecc. e che soprattutto richiudono il suo sviluppo nei margini di quella categorizzazione – la cosiddetta profezia autoavverante – se tutti mi dicono che sono cattivo, forse lo sono davvero e devo attenermi a ciò che gli altri si aspettano da me.

      è un discorso lungo, ma interessante e importante. facciamolo!

      • Elena S. scrive:

        Si, hai ragione! Quello di cui parli qui si chiama “effetto pigmaglione” o “profezia che si autoavvera”.

        • Sibia scrive:

          beh, una differenza sostanziale: buono/cattivo si riferisce ad una persona, giusto/ingiusto ad un’azione. Mi sembra che la differenza sia notevole, francamente non vedo rischi di confusione

          • Elena S. scrive:

            E sono le persone che compiono le azioni di cui devono imparare ad assumersi le responsabilità. La qualità dell’individuo (adulto) è determinata dalla qualità delle sue azioni. O no?

          • EquAzioni scrive:

            Beh. a parte che imparare ad assumersi le responsabilità per un comportamento cattivo ed essere umiliati, repressi, schiacciati e categorizzati senza possibilità di riscatto sono cose ben diverse. In parte ti sei risposta da sola – la qualità di un individuo ADULTO è determinata dalla qualità delle sue azioni, ma anche nell’adulto è determinata dalla quantità di quelle azioni e dal passato stesso dell’individuo. E anche per un adulto non mi fermerei alla definizione globale di buono/cattivo. E anche se a te non piace questo filosofeggiare, rimane comunque da definire cosa/chi è buono/cattivo. E’ buono chi si arrende ai soprusi e alle ingiustizie? E’ cattivo chi reagisce all’autorità in difesa della libertà e dei più deboli? E’ buono chi commette (o lascia che vengano commessi) crimini per una giusta causa? Non si può ricondurre sempre tutto ad un banale dualismo…

  8. LDS scrive:

    Cari amici di equazioni, questo post ha stimolato un commento che era troppo lungo per monopolizzare questo spazio, così ho deciso di commentare sul mio blog . Non è un commento di sottoscrizione, come le entusiaste comemntatrici qui sopra, perchè ho una visione diversa. Ma rispetto chiaramente la vostra e mi auguro proseguirete a scriverne ancora..
    Buona condivisione!
    LDS

  9. Sarah scrive:

    Mamma mia… Noi inizieremo l’anno prossimo con Marta… Ebbene si, anche se ritengo la scuola un bene di tutti, ho deciso di iscriverla in un asilo privato… dove sono in 8 bimbi e una insegnante dove sul piano ci sono 2 insegnanti laureate a disposizione per portare il singolo bambino in bagno perché ai bimbi non scappa la pipì ad orari… Ecco ho ceduto a questa tentazione ma NON è giusto che sia un privilegio di pochi!!! Non mi rimane che dire che SCHIFO!!! non so come andrà magari nonostante il basso numero di bambini non sarò contenta… Ma questa volta faccio sul serio sono al quarto figlio e non intendo sottostare alle regole degli altri, noi genitori sappiamo di cosa hanno bisogno i nostri figli… Di errori ne ho gia’ fatti abbastanza con i primi due quindi ora basta!!! Dico SI ALLA scuola famiglia!!!! Anche se personalmente non mi sentirei all’altezza di gestire una cosa del genere con 6 figli… Ma forse la chiave sta proprio li forse queste persone sono troppo piene di se’!!!!

    • Chiara scrive:

      Sarah, che bello ritrovarti anche qui!
      Vedrai che andrà bene, Marta è una bimba serena, cresciuta già in una famiglia aperta e numerosa. Noi mamme facciamo quanto di meglio possiamo e secondo quanto crediamo, e se la tua valutazione ti ha portata a ritenere quell’asilo il più adatto a Marta (e non perchè “fa scena”, è “ben frequentato” o altre cavolate del genere che sono certa non ti appartengano di certo!), per le condizioni della struttura e del momento di Marta, sono certa che si rivelerà la scelta adatta. Certo, non dovrebbe essere un privilegio di pochi, ma mi sono trovata anch’io nella tua stessa situazione nella scelta del nido. A parte il fatto che in quello publico non sarebbe nemmeno entrata (e non perchè ricconi, ma semplicemente perchè lavoriamo in due, anche se io PT, e per ora abbiamo un figlio solo), ma dove l’ho iscritta, di ispirazione (anche se non riconosciuto) Montessoriana, ci sono per gran parte della giornata 4 educatrici per un massimo di 20 bambini in contemporanea, le educatrici sono sensibili, attente e iper disponibili, l’ambiente è curato e molto accogliente, e gli orari sono flessibilissimi (erano aperti anche tutto agosto). Oltre al fatto che è a 200m da casa mia e me ne avevano parlato molto bene un paio di amiche. Purtroppo sono questi gli aspetti che una mamma che lavora (cercando cmq di conciliare famiglia e lavoro, la carriera l’ho buttata da tempo) si trova a valutare…

  10. mami scrive:

    io devo dire che l’asilo sottocasa è stata una bella scoperta. A quasi due sttimane dall’inizio posso dire che hanno già fatto delle attività che mi piacciono: colorare tutti insieme su pannelli di carta molto grandi, la pasta sale, giocare con la farina gialla , lettura di libri, ascolto e canto di canzoni oltre al gioco libero al chiuso e nel parco giochi con scivoli, palle e sabbia. Davide ha avuto un buon inizio e un crollo all’inizio settimana, gestito anche molto bene con il supporto delle due maestre.
    Devo dire che quando ho chiesto “com’è andata?” mi è sempre stato raccontato sia il positivo che il negativo senza fare “etichette”.

  11. Tiz scrive:

    Io uso spesso la parola “bravo” con e in riferimento ai miei figli. Perché le parole sono parole, hanno un loro significato intrinseco e uno che possiamo attribuire noi a seconda dell’uso che ne facciamo. Ci sono termini come “bravo/cattivo” o “capricci” che sono diventarti dei tabù (un po’ come “Patria” in politica… io non posso amare la mia Patria anche se sono di sinistra? vogliamo davvero lasciarla legata al Ventennio?). Per me è sbagliato perché ci limita e rischia di togliere spontaneità al nostro rapporto coi figli.
    Io sono stata cresciuta come buona parte dei miei coetanei (nati negli anni ’70): c’erano i castighi, le prediche, i premi… però in casa mia c’era anche molto amore e questo mi ha permesso di crescere abbastanza equilibrata nonostante quella che ora sarebbe definita pedagogia nera. Adesso io riconosco gli errori commessi dai miei ed evito di ripeterli con i miei figli però mi rifiuto di piegarmi a questi “estremismi” per cui ci si dovrebbe sentire in colpa a dire al proprio figlio quanto è bravo!
    Quando mi chiedono se i miei figli sono dei bravi bambini io semplicemente dico di sì. A volte dico che sono un po’ monelli, la piccola è la nostra biri-china (a noi la prima e a lei la seconda parte!) e la chiamo spesso “famalanni”… ma tutto sta in come lo si dice, e, soprattutto in come ci si comporta con loro.
    Anche le maestre dei miei figli sono “brave” e quello che intendo io è che sono delle professioniste preparate e empatiche. Amano i bambini e il loro lavoro e non si fossilizzano nel loro ruolo.
    I genitori di adesso hanno spesso le aspettative che dicevi tu, Davide, nei confronti della scuola: baby-parking fino all’asilo, inculcare nozioni dalle elementari e, in tutti i gradi insegnare ai bambini a comportarsi civilmente. Ecco, per me non dovrebbe nemmeno servire insegnare a “comportarsi civilmente”: basterebbe farlo in prima persona e i nostri figli automaticamente imparerebbero a farlo. Una delle prime parole (forse sarebbe meglio parlare di suoni!) che hanno imparato tutti e tre i miei è stata “grazie”. Nessuno gliel’ha insegnata, ma la sentono usare spesso in casa…

    Troppa carne al fuoco in un unico post, ragazzi! Comunque, alla fine della faccenda: da quest’anno iniziamo a organizzarci per aprire la nostra piccola scuola familiare condivisa il prossimo anno… ma solo per l’asilo perché qui alle elementari le maestre sono davvero brave!

    • EquAzioni scrive:

      certo Tiz. le parole sono solo parole e a parte tutto, sta comunque a noi attribuirgli un certo peso ed un certo significato. anche noi usiamo spessissimo la parola bravo con Ale, ci mancherebbe. è il sentir cosi facilmente catalogare i bambini, parlare di bravo/monello, fare i capricci o cose simili che mi fa un po incavolare. perchè comunque come diceva Moretti in un suo film “le parole sono importanti!” ;-)

    • chiara scrive:

      Devo dire che volevo rispondere a questo post ma Tiz ha già detto tutto quello che avrei detto io…
      Aggiungo solo che oggi quando ho salutato Michele alla materna gli ho detto ‘Ciao e fai il bravo…’ ed è un espressione che spesso uso anche con l’adolescente 12enne quando esce perchè è una espressione semplice che però a casa nostra sottointende molto…
      E’ un po’ come dirgli ‘Mi raccomando, mi fido di te, ma non dimenticare chi sei…’

  12. Solange scrive:

    Personalmente già tremo all’idea che fra un anno toccherà a noi.
    Stiamo fermamente sperando che un colloquio che Mirko avrà nei prossimi giorni vada bene così che potremo finalmente spostarci nelle nostre amate Marche dove tra l’altro potrei iscrivere Sveva alla materna montessoriana e poi alle elementari, entrambe pubbliche e ottime (tra l’altro là al parco ho sentito papà e mamme parlare di empatia, metodo, collaborazione coi genitori… niente a che vedere con la frase “è una brava maestra”)

    Diversamente penso da tanto anche io all’homeschooling collettivo, anche se mi dispiace e non poco, vedere andare la scuola pubblica alla deriva. Se non lottiamo noi per mantenerla, non ci arrabbiamo noi, se non facciamo di tutto perchè sopravviva e funzioni BENE… chi altri può farlo?

  13. nenna scrive:

    per me brava maestra è quella che ha voglia di capire come sono fatti i suoi bambini, che ha tenerezza nell’aiutarli a giocare insieme agli altri, che ha pazienza e non perde le speranze e crede che le difficoltà dei bimbi possano trasformarsi in risorse, quando li accetta e fa di tutto perchè tutti imparino a stare bene insieme, quando sa fermarsi e dire mi sono sbagliata e qualche volta può dare qualche buon consiglio ai genitori, e soprattutto quando sa ascoltare cos’hanno da raccontare mamma e papà del loro bambino

  14. Ho letto il tuo post e mi permetto di portare la mia piccola esperienza di mamma di un bimbo nella Scuola Pubblica in cui nulla sembrerebbe funzionare, non fosse che tutto lo SI FA funzionare. Per combinazione (sarà mica il periodo?) ci ho scritto proprio oggi.
    http://feedproxy.google.com/~r/NatiPerDelinquere/~3/8KUv0uNY1As/e-la-scuola-pubblica.html
    E comunque per noi esiste solo la distinzione buzzurra di BIMBI BELLI BIMBI BRUTTI E BIMBI CHE FANNO I RUTTI…
    Ciao!

    • EquAzioni scrive:

      aparte che non so se sono riuscito a commentare sul vostro blog xè abbiamo problemi con il nostro pc e blogspot, riporto per completezza il mio commento anche qui:

      il vostro post è bellissimo. che dire. gran bella iniezione di ottimismo. quello che ci serve. quello che ogni volta ci mettiamo anche quando poi ci scontriamo con una realtà un pò deprimente ( e che ci porta a scrivere dei post-sfogo cupi come quello di oggi) e che conserviamo in un angolino per riprovarci ogni volta. Il fatto di credere – di voler credere nella Scuola Pubblica – e di cercare di partecipare attivamente nella sua realizzazione, nonostante i tagli e la scarsità di risorse – è forse ancora l’unico motivo per cui non ci siamo (ancora) impegnati seriamente nell’homeschooling collettivo.
      Proprio perchè non vogliamo essere alternativi ad ogni costo, e nemmeno elitari. perchè non vogliamo chiuderci in un mondo dorato in cui noi abbiamo il meglio per noi e i nostri figli e gli altri cavoli loro. Non vogliamo essere snob e dire, a la scuola pubblica fa schifo, e anche quella privata montessoriana/steineriana/salesiana/ochicchessia non è abbastanza per noi e per nostro figlio. Noi ci vogliamo mettere in gioco, e con il blog e con la nostra associazione cerchiamo di farlo il piu possibile. E vorremmo poter partecipare e contribuire alla Scuola Pubblica di nostro figlio. Probabilmente l’amarezza del nostro post è dovuta ad aspettative troppo alte unita ad una realtà che è comunque un pò troppo provinciale in cui la nostra intraprendenza viene vista con sospetto, come una prevaricazione nei confronti delle maestre o chissachè. Forse ci siamo posti male. leggere post come il vostro, e i tanti commenti al nostro, ci serve anche per riflettere. Forse ci sbagliamo, e sinceramente lo speriamo. per il bene nostro, di nostro figlio e della Scuola Pubblica. grazie ancora!

      • Ordunque: GRAZIE, davvero GRAZIE del commento, bellissimo e costruttivo.
        Il commento mi continuava a finire nello spam da cui stanotte l’ho cavato e rimesso a posto, mi spiace. Blogspot ogni tanto fa girare le scatole.
        Ma bando alle ciance: anche per noi è un piacere e un onore avervi “ospiti” nel nostro blog per un commento e speriamo torniate presto, così come faremo noi, qui, a casa vostra.
        In bocca al lupo per l’ingresso nel mondo scolastico (scusami ma inserimento è una parola che mi fa vomitare, lo trovo adatto ad un bancomat e non a mio figlio!).
        Ciao!

  15. Irene scrive:

    Da maestra ti dico che sono proprio i bravi bambini che nonj mi piacciono ! mi spiego meglio: i bambini mi piacciono tutti , ma sono quelli che hanno quella vivacità particolare, quella luce negli occhi , quelli che sono un pò “genio e sregolatezza” quelli , beh…li preferisco ! Spesso i bambini troppo bravi non sono bambini stimolati e io come insegnante faccio più fatica a coinvolgerli in attività particolari ( sensoriali , di pasticciamento, manipolazione, ecc). Sarebbe troppo facile fare la BRAVE MAESTRE con bambini bravi che stanno sempre al loro posto: e invece io amo le sfide !!!
    Comunque cercate di partecipare attivamente e di coinvolgere altri genitori perchè noi insegnanti della scuola pubblica, anche se non lo ammettiamo spesso, abbiamo bisogno di voi, del vostro contributo, delle vostre parole !!!!

    • Tiz scrive:

      Non mi è piaciuto molto questo tuo commento… I miei figli sono sempre stati considerati “bravi bambini” un po’ da tutti… sono bambini educati e rispettosi e non perché siano stati puniti o obbligati a diventarlo con metodi alla Estivill, ma, probabilmente perché in casa vedono atteggiamenti rispettosi tra di noi e con gli altri. Poi c’è sicuramente un fattore genetico… sia io che Andrea non siamo mai stati degli spericolati o dei terremoti. Ma il fatto che i miei figli in classe sappiano stare seduti, che non disturbino continuamente i compagni, che ascoltino le insegnanti non significa che siano meno brillanti o meno “vivaci” intellettualmente. Anzi, a giudicare da quello che vedo (e che mi dicono le maestre) sono piuttosto svegli, attivi, partecipi e “trainanti per la classe”.
      Hai finito col fare quello che fanno quelli che categorizzano i bambini bravi/cattivi. Hai fatto il binomio bravi=addormentati/cattivi=intelligenti.
      Sulla seconda parte del commento invece concordo in pieno… ho visto così spesso sguardi di gratitudine negli occhi delle insegnanti quando ho detto “a me vai bene così”! E, per fortuna, non sono l’unica mamma ad apprezzare il loro insegnamento “alternativo”.

  16. daniela scrive:

    ciao
    davide (2 anni e mezzo) ha iniziato l’inserimento alla scuola materna comunale e devo dire che rispetto a quello che ricordavo per gli altri miei figli (ormai piuttosto grandicelli),ho trovato molte sorprese positive!
    Maestre molto preparate che hanno accolto i 6 bimbi più piccoli con un applauso e un regalino preparato per loro dai compagni grandi (quelli di 3 anni!), poi ci hanno permesso di restare una mezz’oretta mentre i piccoli studiavano l’ambiente.
    Hanno proposto un inserimento moooolto graduale: da mezz’ora o un’ora il primo giorno, per poi aumentare gradatamente, a seconda della reazione del bambino, con la possibilità di telefonare se fossimo state troppo preoccupate.
    Hanno raccomandato ai genitori di salutare i bambini prima di lasciarli.
    Sembrerà una banalità ma ricordo bene le maestre di mia figlia grande che insistevano per farmi andare via non appena lei era un attimo distratta mentre io mi rifiutavo di farlo di nascosto (e rigorosamente non ho mai potuto accompagnarla oltre l’andito) .
    Ci hanno anche suggerito di dare loro qualche oggetto di casa per farli sentire più sicuri.
    Che bella sorpresa!!!!

    • Tiz scrive:

      Non ho mai sopportato la tattica della fuga… mai! Io magari lo lasciavo in lacrime (parlo solo di Luca perché Tabita ha avuto una minuscola crisi dopo il primo Natale, ma saliva in pulmino e le passava subito) in braccio alla maestra, ma non sono mai scappata via. E non sopportavo nemmeno che me lo portassero via, come ha tentato di fare una volta l’ultima suora che era rimasta ad insegnare… le ho lanciato un’occhiataccia e le ho detto “faccio io!”… quella mattina era inconsolabile, ma in quei casi ero IO che me lo staccavo dalle braccia per consegnarlo a quelle della maestra quando IO decidevo. Il distacco è tra mamma e bambino ed è la mamma che può sentire quando non c’è niente da fare e qual’è il sistema migliore per salutarsi… anche se in lacrime. Non un ache arriva e ti fa “dammi qua!”

  17. vincenzo scrive:

    salve a tutti non sono riuscito a leggere proprio tutti i post per mancanza di tempo in questo momento però mi ha colpito più di qualche risposta e devo dire che mi ritrovo in molto di questi
    la mia esperienza è stata molto frustrante perché era il mio primo figlio e non avendo mai fatto il papà prima…. in poche parole primo anno di inserimento (3 anni appena compiuti) riccardo viene inserito in una classe di 20 bambini di 4/5 anni e lui il 21mo…. inizialmente le scuse erano che causa la carenza di risorse la maestra era una solamente e non poteva badare a riccardo perché i bambini erano troppi, ma poi dopo neanche un mese salta fuori un fantomatico spicologo che ci manda a chiamare e ci dice che purtroppo riccardo è un pericolo per se stesso e per gli altri ….(testuali parole) ovviamente mio figlio (5 anni oggi) non solo non è mai stato pericoloso per gli altri ma è molto attento anche a non farsi male lui. Quindi tolto da scuola e via al privato $$$. ..Secondo atto, secondo anno ci riprovo faccio domanda e viene preso subito perché ha 4 anni e mezzo ma viene inserito in una classe di bimbi di 3 anni lui unico di 4 e mezzo quindi il primo giorno la maestra si avvicina e mi chiede perché mai lo hanno inserito in una classe di piccolini…. parto e vado subito dalla preside che mi dice dopo molto tergiversare che mi figlio è stato schedato!
    Orrore! volevo andare dai carabinieri ma non sono ferrato in materia quindi lascio stare e vado a riprendermi mio figlio il secondo giorno di cuola e lo porto nuovamente al privato e altri $$$…
    Ora che si stanno riaprendo le iscrizioni scarico i moduli dal sito web dell’istituto e per la primaria i soliti 5 modelli da compilare mentre per la materna (ho un’altra figlia di 2 anni da inserire a settembre) trovo altri 2 fogli in chiusura con un questionario molto particolareggiato che secondo me non rispetta pienamente i diritti di privacy ma non se addirittura sia legale infatti chiedo a voi se è possibile una cosa simile visto che vorrei andarci a parlare prima questa volta.
    purtroppo siamo in un paese e tra un comune e l’altro ci sono diversi chilometri quindi preferirei tenerli nella scuola del paese visto che poi dovrà farsi anche degli amichetti…
    La scuola come insegnamento non è male ma al suo interno ci si è insediato uno psicologo che fino a qualche anno fa faceva il restauratore di mobili…. e credo che stia prendendo troppo spazio all’interno dell’istituto.
    Se avete voglia di saricare questi moduli dell’istituto comprensivo di Montecompatri
    magari mi potreste dare un consiglio
    vi ringrazio
    vincenzo

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