Vincitore Racconto “Portare i bambini in inverno”

Come per l’edizione estiva del concorso “Portare i bambini” dobbiamo fare i complimenti a tutti, ma anche questa volta, al contrario della sezione foto del concorso,  abbiamo deciso di scegliere noi il racconto vincitore: quello di Tiziana!

E allora buona lettura a voi e ancora congratulazioni a Tiziana, che riceverà presto a casa la fascia per fare la doccia in sicurezza gentilmente offerta da Naturalmamma!!

Molti sono i genitori che si chiedono se sia possibile (e fattibile) portare i propri bambini nella fascia portabebè, nel mei tai o in altri supporti anche in inverno. (EquAzioni)

Per me è proprio nella stagione fredda che il portare diventa più importante. La mia esperienza di mamma canguro è cominciata in inverno: Febe è nata a fine novembre e la fascia elastica mi è stata regalata per Natale.
Le prime volte ho provato ad usarla in casa, ma la mia esigenza principale era quella di poter andare a prendere Tabita e Luca a scuola tutti i giorni, indipendentemente dal tempo e dalla temperatura esterna.
Nelle altre stagioni il problema non si sarebbe posto; il passeggino avrebbe svolto la stessa funzione e io avrei potuto essere indipendente dall’aiuto dei nonni anche con una bambina piccola.
Ma quando fuori piove, c’è nebbia o nevica… come si fa ad uscire con uno scricciolo di due mesi in carrozzina?

concorso equazioni.org portare i bambini in inverno - pioggia

Foto di Elena

Quindi per me la fascia è stata un’ancora di salvezza. Prendevo la piccola Febe con la sua tutina in ciniglia, le aggiungevo un paio di scarpine di lana, un cappellino, la mettevo in fascia, poi indossavo un bel piumino misura XL che era stato di mia mamma prima della dieta e che mi aveva prestato per gli ultimi mesi di gravidanza, e partivo. Quando rientravo la piccola si era addormentata, mi bastava toglierle il cappellino e mentre io preparavo il pranzo lei dormiva serafica.

vincitore racconto - concorso equazioni.org "portare i bambini in inverno"

Foto di Sabrina

Niente tutoni, coperte, carrozzine da portare su e giù per le scale… Niente controlli continui alla temperatura delle manine,  dubbi sul quantitativo di coperte, nessun parapioggia effetto serra… lei era lì attaccata a me, a portata di sguardo e il suo tepore lo potevo sentire. Chi mi incontrava per strada il più delle volte non si accorgeva nemmeno del fatto che lei ci fosse… solo il pon pon spuntava dal mio giaccone e qualcuno pensava che fossi ancora incinta.

L’aneddoto più divertente, nonostante l’episodio sia iniziato con una brutta notizia, c’è stato quando mi hanno chiamata da scuola perché Luca era stato spinto contro una colonna durante la ricreazione. Quando è squillato il telefono avevo appena finito di allattare Febe e stavo tranquilla sul divano a guardarla dormicchiare. Alla notizia datami dalla maestra ho preso la piccola, cappellino, fascia, piumino e via, quasi di corsa verso la scuola. Nel frattempo cercavo di contattare il pediatra che era in vacanza e poi il mio medico che per fortuna stava per arrivare in ambulatorio. Arrivata a scuola ho trovato Luca abbastanza tranquillo, la ferita sulla testa aveva smesso di sanguinare (ma c’era sangue su tutti i vestiti…), però era abbastanza profonda da meritare un controllo. All’arrivo di Andrea (che avevo chiamato sempre durante la mia corsa verso la scuola) siamo andati, sempre a piedi, dal dottore, che è anche un nostro amico. Arrivati lì Luca è stato visitato, disinfettato, Bruno, il dottore, ci ha fatto vedere che il taglio era profondo e ci ha consigliato di richiuderlo con qualche punto che si è offerto di mettere lui. Luca è stato coraggioso… per il primo punto, per il secondo era indeciso tra la fuga e il pianto, ma poi l’idea della cicatrice da pirata (e di un meritato premio alla fine dell’intervento) hanno avuto la meglio. Messo anche il secondo punto, ormai eravamo lì da almeno mezz’ora, Bruno mi guarda… sbarra gli occhi e stupito si mette a ridere come un matto “Non l’avevo mica vista sai!” La piccola era lì, nella fascia, e in assoluto silenzio dormiva… e così era passata inosservata! Tutto si è concluso bene e ho ringraziato mille volte di avere avuto la fascia che mi ha permesso di occuparmi di Luca senza il minimo problema.

I dubbi li ho avuto per l’inverno seguente, cioè per questo. Durante l’estate, poco alla volta, ho preso confidenza con il mei tai nella posizione sulla schiena: portare una bambina di 10 mesi pancia a pancia non è molto comodo, quindi la soluzione dell’anno precedente non poteva funzionare. Il primo tentativo è stato quello più “logico”: piumino io, piumino lei, mei tai.

concorso equazioni.org portare i bambin in inverno

Foto di Cristina

Ma non è facile caricarsi sulla schiena una bambina infagottata quando si è infagottate… i tessuto tecnici dei giacconi non aiutano molto visto che sono “scivolosi” e l’esperienza è stata utile solo quando siamo stati a Sarmede per la Mostra dell’Illustrazione per l’Infanzia. Andrea mi ha aiutato a metterla nel mei tai e siamo rimasti fuori per un paio d’ore a 5 gradi sotto zero. Ma per uscire tutti i giorni  e quando si entra e si esce dai negozi non è certo la soluzione migliore. Scartata l’ipotesi di acquistare un giaccone apposito (mi scoccia sempre spendere soldi per il vestire…) ho optato per la possibilità di cucirlo. Un’amica mi ha preparato un cartamodello su misura, con la parte dietro modificata per accogliere Febe in mei tai. Nel frattempo, però, dovevo trovare una soluzione alternativa. Abbiamo optato per la “cipolla”: strati su strati. Sopra gli abiti di casa a Febe mettevo le baby legs, una felpa ulteriore se la temperatura scendeva sotto zero, un maglioncino di lana, berretto, sciarpa. Io indossavo due maglie in lana, scaldacollo e berretto. Poi mi gettavo una sciarpona triangolare in lana sulla schiena, a coprire completamente Febe e infine un cappotto o un giaccone di lana, di quelli fatti a maglia, taglia normale visto che sono estensibili. In questo modo, strato più, strato meno a seconda delle giornate, con o senza ombrello abbiamo superato tutto l’inverno, nevicate incluse, tornando a casa sempre belle calde anche quando la temperatura scendeva di 2 gradi sotto lo zero… è andata così bene che il mio progetto di cucire un giaccone apposito è ancora nel cassetto!

concorso equazioni.org portare i bambini in inverno

Foto di Chiara

Quindi io non direi che è fattibile portare i propri bambini nella fascia portabebè, nel mei tai o in altri supporti anche in inverno, direi piuttosto che è proprio in inverno che è più logico e pratico farlo!

Vi ricordiamo che è possibile votare la foto vincitrice del concorso “Portare i bambini – in inverno” fino a domenica 27 Marzo 2011.
Come promesso per le foto cercheremo di pubblicare anche gli altri racconti (o estratti) che ci avete inviato, così da promuovere il portare e condividere esperienze, opinioni,  soddisfazioni e difficoltà che tutti noi abbiamo incontrato nel portare i nostri bambini in inverno.

Molti sono i genitori che si chiedono se sia possibile (e fattibile) portare i propri bambini nella fascia portabebè, nel mei tai o in altri supporti anche in inverno. (EquAzioni)

Per me è proprio nella stagione fredda che il portare diventa più importante. La mia esperienza di mamma canguro è cominciata in inverno: Febe è nata a fine novembre e la fascia elastica mi è stata regalata per Natale.

Le prime volte ho provato ad usarla in casa, ma la mia esigenza principale era quella di poter andare a prendere Tabita e Luca a scuola tutti i giorni, indipendentemente dal tempo e dalla temperatura esterna.

Nelle altre stagioni il problema non si sarebbe posto; il passeggino avrebbe svolto la stessa funzione e io avrei potuto essere indipendente dall’aiuto dei nonni anche con una bambina piccola.

Ma quando fuori piove, c’è nebbia o nevica… come si fa ad uscire con uno scricciolo di due mesi in carrozzina?

Quindi per me la fascia è stata un’ancora di salvezza. Prendevo la piccola Febe con la sua tutina in ciniglia, le aggiungevo un paio di scarpine di lana, un cappellino, la mettevo in fascia, poi indossavo un bel piumino misura XL che era stato di mia mamma prima della dieta e che mi aveva prestato per gli ultimi mesi di gravidanza, e partivo. Quando rientravo la piccola si era addormentata, mi bastava toglierle il cappellino e mentre io preparavo il pranzo lei dormiva serafica.

Niente tutoni, coperte, carrozzine da portare su e giù per le scale… Niente controlli continui alla temperatura delle manine, dubbi sul quantitativo di coperte, nessun parapioggia effetto serra… lei era lì attaccata a me, a portata di sguardo e il suo tepore lo potevo sentire. Chi mi incontrava per strada il più delle volte non si accorgeva nemmeno del fatto che lei ci fosse… solo il pon pon spuntava dal mio giaccone e qualcuno pensava che fossi ancora incinta.

L’aneddoto più divertente, nonostante l’episodio sia iniziato con una brutta notizia, c’è stato quando mi hanno chiamata da scuola perché Luca era stato spinto contro una colonna durante la ricreazione. Quando è squillato il telefono avevo appena finito di allattare Febe e stavo tranquilla sul divano a guardarla dormicchiare. Alla notizia datami dalla maestra ho preso la piccola, cappellino, fascia, piumino e via, quasi di corsa verso la scuola. Nel frattempo cercavo di contattare il pediatra che era in vacanza e poi il mio medico che per fortuna stava per arrivare in ambulatorio. Arrivata a scuola ho trovato Luca abbastanza tranquillo, la ferita sulla testa aveva smesso di sanguinare (ma c’era sangue su tutti i vestiti…), però era abbastanza profonda da meritare un controllo. All’arrivo di Andrea (che avevo chiamato sempre durante la mia corsa verso la scuola) siamo andati, sempre a piedi, dal dottore, che è anche un nostro amico. Arrivati lì Luca è stato visitato, disinfettato, Bruno, il dottore, ci ha fatto vedere che il taglio era profondo e ci ha consigliato di richiuderlo con qualche punto che si è offerto di mettere lui. Luca è stato coraggioso… per il primo punto, per il secondo era indeciso tra la fuga e il pianto, ma poi l’idea della cicatrice da pirata (e di un meritato premio alla fine dell’intervento) hanno avuto la meglio. Messo anche il secondo punto, ormai eravamo lì da almeno mezz’ora, Bruno mi guarda… sbarra gli occhi e stupito si mette a ridere come un matto “Non l’avevo mica vista sai!” La piccola era lì, nella fascia, e in assoluto silenzio dormiva… e così era passata inosservata! Tutto si è concluso bene e ho ringraziato mille volte di avere avuto la fascia che mi ha permesso di occuparmi di Luca senza il minimo problema.

I dubbi li ho avuto per l’inverno seguente, cioè per questo. Durante l’estate, poco alla volta, ho preso confidenza con il mei tai nella posizione sulla schiena: portare una bambina di 10 mesi pancia a pancia non è molto comodo, quindi la soluzione dell’anno precedente non poteva funzionare. Il primo tentativo è stato quello più “logico”: piumino io, piumino lei, mei tai. Ma non è facile caricarsi sulla schiena una bambina infagottata quando si è infagottate… i tessuto tecnici dei giacconi non aiutano molto visto che sono “scivolosi” e l’esperienza è stata utile solo quando siamo stati a Sarmede per la Mostra dell’Illustrazione per l’Infanzia. Andrea mi ha aiutato a metterla nel mei tai e siamo rimasti fuori per un paio d’ore a 5 gradi sotto zero. Ma per uscire tutti i giorni e quando si entra e si esce dai negozi non è certo la soluzione migliore. Scartata l’ipotesi di acquistare un giaccone apposito (mi scoccia sempre spendere soldi per il vestire…) ho optato per la possibilità di cucirlo. Un’amica mi ha preparato un cartamodello su misura, con la parte dietro modificata per accogliere Febe in mei tai. Nel frattempo, però, dovevo trovare una soluzione alternativa. Abbiamo optato per la “cipolla”: strati su strati. Sopra gli abiti di casa a Febe mettevo le baby legs, una felpa ulteriore se la temperatura scendeva sotto zero, un maglioncino di lana, berretto, sciarpa. Io indossavo due maglie in lana, scaldacollo e berretto. Poi mi gettavo una sciarpona triangolare in lana sulla schiena, a coprire completamente Febe (questo strato avrei potuto evitarlo se solo mi fossi cucita un’imbottitura in lana cardata per il mei tai, come quelle che vendo… ma si sa che i figli del calzolaio…) e infine un cappotto o un giaccone di lana, di quelli fatti a maglia, taglia normale visto che sono estensibili. In questo modo, strato più, strato meno a seconda delle giornate, con o senza ombrello abbiamo superato tutto l’inverno, nevicate incluse, tornando a casa sempre belle calde anche quando la temperatura scendeva di 2 gradi sotto lo zero… è andata così bene che il mio progetto di cucire un giaccone apposito è ancora nel cassetto!

Quindi io non direi che è fattibile portare i propri bambini nella fascia portabebè, nel mei tai o in altri supporti anche in inverno, direi piuttosto che è proprio in inverno che è più logico e pratico farlo!

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9 risposte a Vincitore Racconto “Portare i bambini in inverno”

  1. chiara scrive:

    Racconto bellissimo… mi sono persa in tutti gli strati indossati dalle nostre due impavide…
    Ma posso dire che la foto di sabrina, quella con il papà con giacca e faccino tondo che spunta è fantastica…?!!!!!!!

  2. maya scrive:

    bellissimo racconto,la fascia è stata la migliore scoperta riguardo alla”nuova vita a tre”ci ha salvati molte volte dalle situazioni caotiche che si vengono a creare quando si è ancora alle prime armi…adesso a quasi un anno dalla nascita di mattia è ancora il nostro unico supporto e nonostante i suoi quasi dodici chili non ho mai sentito un doloretto alla schiena o altrove anche dopo lunghissime camminate! la vicinanza ci permetta di farci le coccole,parlottare e giocare in un modo davvero speciale,l’assenza dell’ingombrantissimo passeggino da spingere vuoto quando inevitabilmente il piccolo vuole scendere è un sollievo incredibile,la fascia,insieme all’allattamento, ha sfatato i miei peggiori incubi di quando solo immaginavo di essere mamma!e riguardo al portare in inverno,qui non ci siamo fatti mancare niente,neve,piogge torrenziali e vento gelido…io e lui(o spesso lui ed il papà)chiusi nello stesso giaccone,inarrestabili!

  3. Tiz scrive:

    Che bello!!! Come sono contenta! Ed emozionata… Be’, la doccia con lei non la faccio da un pezzo… però adesso non ho più dubbi tra mare e montagna per le vacanze: si torna al mare per usare la nuova fascia!
    Grazie!

  4. Doris scrive:

    Grande Tiz… Ci avrei quasi scommesso che avresti vinto! E guardando le foto dal tuo blog è ancora più divertente.. Complimenti…

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