Usi obbedir tacendo

Usi obbedir tacendo e tacendo morir era il motto dei carabiniri fino alla seconda guerra mondiale, poi siccome portava un po’ sfiga, è stato modificato in “nei secoli fedele”.  Ma non siamo qui per parlar male dell’Arma. Bensì per riflettere sul concetto di obbedienza e di virtù.

ubbidienza e autorità: pinocchio e i gendarmi

Capita spesso infatti di sentir parlare di obbedienza riguardo al lavoro,  alla scuola, all’esercito e soprattutto riguardo ai bambini in generale. Ecco, ogni volta che sento  qualcuno dire “è giusto saper obbedire senza fiatare” (usi obbedir tacendo appunto..) , oppure “questo bambino deve imparare ad essere più ubbidiente“  a me viene in mente la famosa frase di Don Milani ( un prete, mica un rivoluzionario sudamericano) “L’obbedienza non è più una virtù” e mi tornano in mente  gli splendidi scritti  di Marcello Bernardi e i  Consigli a un giovane ribelle

Non credo e non ho mai creduto che l’ubbidienza ( l’accettazione passiva di un comando o di un divieto,  la sottomissione acritica ad una regola o legge) potesse essere una cosa positiva, un pregio, o addirittura una virtù. Una virtù dovrebbe essere il coraggio, l’intraprendenza, la capacità di credere in ciò che si vuole, non certo il sapersi piegare alla volontà altrui.

Ebbene, l’ubbidienza secondo me è la forma massima di deresponsabilizzazione, di negazione dell’individualità e in ultimo di resa della ragione.   E la trovo una cosa davvero pericolosa,  in fondo molti ufficiali e soldati delle SS dopo la guerra si sono giustificati delle atrocità commesse dicendo “stavamo solo eseguendo degli ordini”.   Affidarsi a qualcuno ciecamente e fare ciò che dice (ubbidire) senza pensare se sia giusto o sbagliato , o anche pensando che sia sbagliato, farlo ugualmente (ubbidir tacendo) indipendentemente che si tratti di  un maestro,  un’autorità religiosa,  un leader politico porta a gravi rischi per la libertà ed espone a potenziali dittature.      Quindi trovo assurdo continuare ad affermare la necessità di insegnare l’ubbidienza ai propri figli e alunni, proprio quando invece dai nostri bambini dobbiamo aspettarci (e sperare ) che crescano con spirito critico, con la consapevolezza della loro autonomia, con la volontà a perseguire i propri scopi e a realizzare i propri sogni, con la capacità di  reagire a ingiustizie e soprusi, sapendo che leggi e regole ingiuste possono (debbono?) essere infrante e cambiate,  ma soprattutto con senso di responsabilità verso le proprie scelte e le proprie azioni.

Quindi quando i vostri bimbi, reagiscono e si rifiutano di fare quello che volete, e magari sghignazzano pure, non arrabbiatevi,  non offendetevi di fronte a tanta insolenza e non cercate di piegarli sopprimendo la loro sana ribellione.  Se necessario castigateli pure affinchè capiscano il senso e il peso delle loro responsabilità  ma sotto sotto, quando lo fanno, siatene contenti e sorridete.

ubbidienza e conformismo: il giuramento del lemming

Un aneddoto:

Negli ultimi tre anni di superiori avevo la famigerata  Professoressa DiFelice, di italiano, che quando ci si è presentata ci ha detto in tono perentorio: “non crediate di sottovalutare la mia materia solo perchè fate ragioneria. io ve la insegnerò come se foste al classico!” E a furia di sigarette in classe, (sembra incredibile ora, ma a quei tempi si poteva ancora…) con i suoi capelli corvini legati sempre a chignon, il trucco pesantissimo e lo sguardo infuocato ci ha terrorizzato (e fatto appassionare e amare la letteratura) con Dante, Leopardi, Foscolo e Montale.  Prima degli esami di maturità, di fronte alle nostre paure per la commissione esterna ci disse: “Quando avete paura di qualcuno, immaginatevelo sul water con la diarrea.  Immaginatevelo con smorfie e crampi e ricordatevi che almeno in cesso gli uomini son tutti uguali. E il timore per loro svanirà!” (mica ce l’ha detto all’inizio del suo corso però, la stronza..) Questo credo che sia stato l’insegnamento alla  disubbidienza più grande che potesse regalarmi.  Perchè a volte quello che manca è proprio il coraggio di dire di no all’autorità,  non tanto per il timore delle conseguenze reali ma semplicemente per l’immagine che ci siamo fatti di essa.

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Una risposta a Usi obbedir tacendo

  1. Vale scrive:

    Ciao ragazzi…è da parecchio che non ci si sente…come state?

    …dico la verità…quando vedo il mio Marco tanto testone…….anche io ne sono orgogliosa….sa già quello che vuole…

    In ogni caso non mancano mai le persone che ragionano sempre per concetti e frasi fatte….
    Io sono convinta di una cosa: sicuramente commetterò anche io alcuni errori con i miei figli…però, per lo meno, spero saranno errori “fuori dal tracciato”, errori commessi nel tentativo di non cascare sulle classiche, macroscopiche, e ritrite banalità, sugli errori in cui molti cadono….

    Ecco: spero di sbagliare in modo diverso…avendoci almeno tentato…quindi…non so se sbaglio o no a “perdonare” bonariamente questa disubbidienza…ma sicuramente condivido appieno il presupposto del vostro post…

    un abbraccio
    Vale

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