The Village è un film del 2004, diretto e sceneggiato dal regista indianoamericano M. Night Shyamalan, già noto per il bellissimo “Il Sesto Senso”.
Non voglio svelarvi la trama o rovinarvi il finale, ma volevo comunque condividere alcune riflessioni che ci sono venute in mente guardando questo film.
Brevemente, infatti, la trama narra di una comunità che vive in totale isolamento dal mondo, in un villaggio circondato da boschi infestati da creature malvagie e nei quali pertanto nessuno è autorizzato ad addentrarsi.
La storia di questa piccola comunità felice mi ha inevitabilmente fatto pensare ai villaggi mormoni, ma anche alle comuni di pseudo hippy e persino alle Gated Community di cui abbiamo parlato riguardo a quest’altro film.
Tutte queste realtà ricorrono all‘isolamento, all’autosegregazione, al rifiuto del mondo esterno (sebbene con motivazioni, metodi e finalità totalmente differenti) al fine di preservare il benessere della comunità e difendere i suoi appartenenti.
Alcune sono più chiuse e altre più aperte, e non necessariamente ricorrono alla menzogna come nel Villaggio del film ma in tutte c’è una netta separazione tra NOI e LORO, tra la Nostra isola felice e il mondo esterno dove regna il male ( a seconda dei casi nelle vesti del capitalismo, della violenza, della corruzione dei valori ecc ecc).
Ebbene, capita spessissimo che io e la Frà ci sentiamo fuori posto, fuori dal mondo, alieni ad (e alienati da) un mondo fatto di iperconsumismo, inquinamento, ignoranza, invidia, ingiustizia, indifferenza e chi ne ha più ne metta…
E spessissimo ci interroghiamo, soprattutto ora che cerchiamo di far crescere Ale secondo i nostri ideali e valori, sulle possibili alternative e soluzioni, su come riuscire a conciliare il nostro modo di vivere e di pensare con quello di tutte le persone che quotidianamente ci vivono accanto.
Non crediamo che la soluzione sia infatti andare a vivere in mezzo ai boschi o in un’isola lontana; che sia una piccola comune o un convento, il “tagliar fuori il mondo” non lo proprio vediamo come una soluzione e soprattutto non soddisferebbe la nostra “voglia di cambiarlo questo mondo e realizzare quello che abbiamo in mente!”.
E poi non ci sembrerebbe giusto nei confronti di Ale. E forse sarebbe anche controproducente. Tenerlo sempre lontano dal Male, dal Pericolo, da ciò che NOI riteniamo sbagliato o inadatto, significherebbe precludergli ogni possibilità di crescita e di scelta e cancellare tutti quei principi di libertà che crediamo essere le basi della vera educazione. Oltre che avere la certezza che quasi sicuramente prima o poi, gli verrà la voglia di esplorarlo quel famigerato mondo là fuori (proprio come avviene nel film) con tutte le sue avventure, e i suoi pericoli….
Allo stesso tempo viviamo sulla nostra pelle le difficoltà di “essere sempre diversi“. E se per noi può andare bene, anzi magari in fondo in fondo è proprio quello che ci fa sentire cosi noi stessi, magari non è giusto per lui, non è quello che lui vuole, in fondo un bambino vuole essere uguale agli altri!!!
Ed essere l’unico nella sua scuola a non avere la TV, a trovare piacevole leggere, o a non considerare giusto il picchiare un barbone può essere fonte di frustrazione, rancore o peggio può renderlo bersaglio di angherie e bullismi di vario tipo…
Che fare quindi? Voi come vi comportate? Avete esperienze di “comuni” da condividere? Come si trovano i vostri figli più grandicelli (sempre che non abbiate ricorso all’Home Schooling)? Fateci sapere!













Io personalmente ho evitato “ghettoizing” me stessa. Per questo motivo ho rifiutato la comunità di espatriati “fulll time”. E ‘stato uno de nostri motivi per allontanarsi da Milano. Ho perso mio balancia circondato di altri “isolati in gruppo per scelta”. L’ho trovata malsana e ha permesso negatività irrazionale verso “gli altri” a crescere. La negatività è stato magnificato oltra a limite di realitá. Invece di aiutarmi, mi ha fatto solo male.
In tutto onesta adesso noi facciomo homeschooling lui a piu contatto con altri bambini. Noi abbiamo piu tempo per dedicare a sua “social life” e lui senti meno limitata a sceliare fra solo gli bambini di sua classe a scuola.
Pero non é stato una cosa automatico, abbiamo dovuto lavorare tanto sopra. Vale la pena, non voglio sacrificare sua vita/svilupo sociale per i bene di sua education.
Grazie Sarah per averci raccontato la tua esperienza. Che è davvero interessante ed intrigante. Sicuramente è vero che avete pià tempo per la sua vita sociale e puo scegliere e non limitarsi ai compagni che gli capitano. pero… non sono ancora convintissimo che possa essere una strada giusta e percorribile per come è strutturata la società di oggi. ..
a presto+
Secondo me i bambini devono conoscere anche il lato brutto della vita e del mondo, perchè solo così saranno preparati e potranno agire al meglio quando dovranno farlo senza il nostro aiuto. Io sono cresciuta davanti alla tv e nella vita reale mi sono trovata davvero male, e ancora a 30 anni ho seri problemi derivanti da questa cosa.
Penso che giusto o sbagliato i bambini lo imparino dall’esempio dei genitori, così come l’autostima. Se riuscirò a rendere mio figlio sicuro di sè e delle sue idee, non avrà grandi problemi quando un compagno lo deriderà. Il problema è come riucire a farlo essere così sicuro… un manuale non c’è, io mi impegno e faccio del mio meglio, di più non riesco proprio e spero che basti.
L’isolamento di certo non aiuta. Il gusto del proibito è sempre in agguato e non conoscere significa anche non saper affrontare, e questo è un problema.
Voi avete scelto di non avere la tv, è una vostra scelta e va benissimo. Se mai vostro figlio dovesse avere delle difficoltà per questa scelta (parlo di questa come esempio, il discorso vale in generale) gliene spiegherete i motivi e prenderete decisioni allora, in base alle sue reazioni ed alle vostre valutazioni. nel caso specifico penso che se trovasse altri punti in comune cno gli amici non dovrebbe avere problemi: ad esempio giocare a pallone, non c’è bisogno di parlare del programma tv della sera prima mentre si corre dietro ad una palla, e finita la partita si torna ognuno a casa sua e ognuno fa ciò che vuole.