Quando i bambini diventano accessori
Perchè una donna decide di avere un bambino? (domanda posta male in partenza perchè secondo me dovrebbe essere: “perchè una coppia decide di avere un figlio?”)
Per amore, diranno tutte. Può darsi, ma come si manifesta questo amore verso il bambino quando in alcuni casi in realtà lo si è concepito per “dovere sociale”, “fatto naturale” o “orologio biologico”. Come ci si pone nei confronti di questa nuova piccola persona indipendente dal nostro essere ma cosi dipendente da noi quando nei fatti è solo uno strumento della realizzazione femminile e/o è vissuto come accessorio alla propria femminilità?
Stiamo notando, su forum e in giro, tante troppe mamme che fanno figli cosi, perchè ormai è ora di farli o perchè tutte le amiche ne hanno gia fatti, o perchè in fin dei conti una donna non è una donna se ad un certo punto non diventa anche mamma. Sono quelle mamme “realizzate” “emancipate” spesso anche molto istruite e con lavori importanti, che in una sorta di moderno femminismo perverso che vu0le per forza di cose allontanare la figura femminile dal ruolo di donna e madre e vivono la loro maternità con distacco e sufficienza (denigrando tra l’altro tutte coloro che invece hanno riscoperto la centralità del bambino come avviene in alcuni articoli su Gioia o Veremamme).
“Guardatemi, sono una donna indipendente, ho studiato, ho fatto carriera, ho avuto le mie esperienze, sono indipendente economicamente e ho un bel lavoro, e ora ho anche un bel pargoletto. Questo è essere donne, non donne angelo del focolare o donne oggetto/schiave del maschio padrone e del pargolo egocentrico e tiranno”.
Ecco quindi che tutto diventa una fatica, un fastidio o un vizio:
- allattare è una palla perchè si sformano le tette, si fa fatica e richiede tempo e poi tanto è dimostrato che il latte artificiale è buono uguale e così si può tornare in fretta ai mojito o alle sigarette;
- preparare le pappine è una scocciatura umiliante che costringe ai fornelli quando gli omogeneizzati sono cosi comodi e buoni
- portare i bambini con la fascia è una follia perchè li si vizia (e si sgualciscono i vestiti all’ultima moda)
- farli dormire nel lettone è inconcepibile “perchè io domani lavoro, perchè voglio la privacy con il mio uomo e poi non è igienico“;
- devono imparare a giocare da soli perchè devono essere autonomi e io c’ho cose piu importanti da fare, è giusto che stiano all’asilo o con la nonna perchè cosi non sono mammoni, socializzano e poi io ho bisogno anche della mia libertà…
A leggere superficialmente questo post potrebbe sembrare che l’ideale di donna che abbiamo in mente sia davvero quello di angelo del focolare tutta dedizione e svenevolezze. Ma se avete letto altri articoli del blog nulla potrebbe essere più lontano dalla realtà. Semplicemente, crediamo che nel momento in cui si decide di fare un figlio, il motivo non debba essere “beh ci siamo sposati, ora si fa un figlio no?” ma “ci amiamo, amiamo i bambini** e vogliamo che il nostro amore si concretizzi nel dare alla luce e crescere un individuo forte libero e indipendente“.
Non diciamo che avere figli sia e debba per forza essere una fatica, nè che se li si ama davvero ogni ostacolo e fatica si trasformino magicamente in una gioia, semplicemente pensiamo che nel momento in cui si ha un bambino, non dobbiamo vedere lui come una nostra appendice, ma noi come lo strumento della sua crescita!
** abbiamo sentito spesso di donne che non sopportano i bambini ma ne vogliono assolutamente uno, perchè poi col proprio è diverso.. mah, a parte che non ci sembra un buon presupposto per affrontare una gravidanza, sì, è diverso… è peggio!!










Marta
said,
marzo 5, 2010 @ 08:57
Uff.. stavo uscendo di casa, poi mi sono detta: “va beh, faccio prima un giro veloce dei miei blog preferiti”. Vengo qua, leggo questo post e… mi sono commossa!
(e sì che dal titolo dovevo intuirlo, conoscendomi un po’).
Sono totalmente d’accordo con voi. In un periodo di mille dubbi e centomila pressioni (esterne) ci voleva.
Grazie!
Gloria
said,
marzo 5, 2010 @ 09:38
Mi fa sorridere in parte questo post, per varie ragioni, di cui la prima affettiva. Mia sorella, che da sempre ha detto che non avrebbe voluto figli, ogni tanto ne parla proprio da quando ha le sue nipotine (ovvero le mie figlie). Quando andiamo a trovarla, o viene a trovare noi , solitamente passiamo insieme l’intero week end, e ci dice spesso che è una sorta di training averle per 2 giorni h24 in casa…
Sorrido perché penso a lei, e credo che parte dei problemi che ponete dipenda dal fatto che la nostra società è sempre più individualista. Perché non si ha più modo di confrontarsi con l’esperienza diretta per capire come sono veramente le cose (anche cosa significa avere un figlio a tutti gli effetti, e aver ben presente che non è un accessorio, appunto), e si va avanti per luoghi comuni e imposizioni sociali.
E’ vero che coi propri figli è peggio, ma è anche vero che l’immagine che si ha da fuori della maternità, soprattutto quella che hanno coloro che sono cresciuti a pane e tv, è quella della mamma perfettina-omogeneizzata-passegginata… è uno stereotipo come tanti, e duro a morire, e spesso le neo-mamme sono trascinate verso questo ideale anche dagli stessi corsi pre-parto, o da alcuni pediatri. Io mi sono sentita dire che fare gli omogeneizzati in casa non era salutare perché “quelli industriali sono sterilizzati, me l’ha detto il pediatra”, o che “questa la tieni nella fascia? non la stacchi più di dosso!” o che “ancora allatti a 4 mesi? Ormai il tuo latte è acqua!”. Tutte queste cose, quasi sempre, da persone dell’età dei nostri genitori, ovvero la generazione che avrebbe dovuto trasmetterci una certa sapienza, che in un certo periodo invece è stata “snaturalizzata”.
Per i post che citate, almeno per quello di Gioia, sarà che avevo letto il libro, ma io l’ho trovato ironico, forse volutamente un po’ provocatorio, ma non così eccessivo. E lo dico dopo che ho allattato 12+14 mesi, due esperienze meravigliose, ma in cui anche io ho avuto i miei momenti di sconforto… prenderli con ironia mi ha aiutato a superarli!
Come al solito ho scritto troppo e non mi pare nemmeno di aver scritto tutto, scusate per le lungaggini!
ikka
said,
marzo 5, 2010 @ 10:15
Mi è piaciuto molto questo post!:-)
Ultimamente facendo qualche sostituzione in vari doposcuola, dalla materna alle elementari, capita di vedere mamme del tipo che descrivete!
Sibia
said,
marzo 5, 2010 @ 11:44
Condivido in toto.. io in realtà sono abbastanza sconvolta già solo per quanto riguarda il pre-nascita: tutti questi test (di cui alcuni invasivi e pericolosi) per sapere se il bimbo sta bene ecc.. Certo che tutti si augurano che ogni bimbo/a che nasce sia in salute, ma perchè mettere a repentaglio la sua stessa salute per sapere poi cosa?? Tra l’altro la maggior parte delle patologie (e molte patologie gravi e gravissime) non si vedono con i test, ma ora è necessario avere figli perfetti, senza nessuna difficoltà, che stiano negli standard dei canoni della attuale società. E il peggio è che certe scelte vengono poi giustificate con la mancanza di dignità della vita del bambino.. ma che ne sapete?? Ipocrisia a fiumi. Purtroppo percepisco anch’io il fatto che avere figli oggi spesso non è un atto di amore e generosità della coppia, ma si riduce ad una velleità egoistica. E ciò e drammatico. Per i figli che verranno.
EquAzioni
said,
marzo 6, 2010 @ 14:44
@Marta: Grazie per il tuo bel commento!
@Ikka: eh si, anche a noi, col fatto che la Frà è educatrice e che portiamo in giro laboratori per bambini con la nostra associazione, capita di vedere sempre più mamme del genere. E anche internet e i forum non sono da meno..
@Sibia:
Hai colto in pieno il nostro messaggio! Riguardo alla iper-medicalizzazione della gravidanza.. purtroppo anche questo è un pò una conseguenza di quello di cui abbiamo raccontato, da una parte se il bambino viene considerato un “accessorio” non lo si può mica volere difettoso o fallato, dall’altra il fatto che per un un motivo o per l’altro si fanno figli sempre più tardi presenta dei rischi effettivi.
EquAzioni
said,
marzo 6, 2010 @ 21:48
@gloria Certo! da un lato si vedono le famiglie perfette delle pubblicità e dall’altro si vedono in giro famiglie disastrate con bambini viziati e piagnucolosi. Difficile riuscire a farsi un’idea equilibrata di tutte le gioie che un figlio/a può dare cosi come di tutte le difficoltà che comporta.
eh si purtroppo la generazione dei nostri genitori è passata attraverso le “innovazioni” dei pannolini usa e getta, del latte artificiale, degli omogeneizzati e se è vero che per molte donne sono stati una vera e propria liberazione, lo stravolgimento culturale è stato enorme…
Per quanto riguarda il libro, l’abbiamo anche noi nella nostra lista dei libri da leggere, e sappiamo che è volutamente provocatorio. Il problema è che articoli come quello, seppur ironici, hanno una risonanza enorme e contribuiscono, a perpetrare tutti i luoghi comuni di cui parliamo spesso ( gli omogeneizzati in casa? cheppalleeee. allattamento a richiesta? meglio il biberon a lui e il mojto per me. le consulenti lecheleague? maestrine che ti palpano) Tutte cose che possono anche essere vere, in alcune circostanze, e su cui è anche giusto scherzare. Però bisogna sempre misurare l’effetto delle proprie “sparate”…
macchè! la prossima volta scrivi tutto invece, che ci interessa, non ti preoccupare!!
Flavia
said,
marzo 7, 2010 @ 00:33
Dal momento che vengo chiamata in causa, innanzitutto chiarisco un paio di cose, poi continuerò il giro sul vostro sito, che non conoscevo e che a prima vista mi sembra carino

Il post da voi linkato appartiene a una rubrica tenuta su VereMamme da una guest blogger, che ha un blog molto divertente dal titolo “mamme sull’orlo di una crisi di nervi”. la sua rubrica si intitola “manuale per mamme in crisi – vademecum per mamme ad alta gradazione nevrotica” e va da sè che serve ad esorcizzare le nostre varie ansie con un sorriso. nella fattispecie citata, le ansie sull’allattamento. Ma non è quindi un post che possa essere usato per riassumere il mio (o il suo!) pensiero. per il mio pensiero invece vi rimando a ben tre puntate (mi dispiace, ma vi tocca
http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2009/12/16/piccoli-grandi-bilanci-1.html
http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2009/12/18/piccoli-grandi-bilanci-2.html
http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/2/18/piccoli-grandi-bilanci-3.html
chiunque puo’ dissentire dalle mie opinioni espresse lì, nello specifico, una a una, è ovvio. per questo mi farà piacere ricevere vostri commenti a quei post. ma vedrete che se c’è una cosa che proprio non sopporto è la tendenza a metterci in categorie mammesche che si fanno la guerra l’un l’altra, giudicandosi. E mi sembra che, proprio nell’impostazione generale di questo post sin dal titolo, siate cadute in pieno in quella tentazione e in quell’errore. quella di affibbiarmi un’etichetta, quella di giudicare alcune madri “donna realizzata che ha fatto figli come accessori” “donna che vive la maternità con distacco e sufficienza”. grazie tante dell’attenzione, ma non l’accetto. la mia etichetta, se proprio ne volete trovare una, è “mamma blogger stufa dei litigi stupidi tra donne, delle pressioni di ogni tipo sulla maternità e dei luoghi comuni che ci appioppamo l’un l’altra” da cui proprio NON riusciamo a liberarci, eh. che poi nel mio sito non si parlerà mai di pappe di lettone di fasce e di allattamento, è vero ed è un fatto, ma è perchè ho scelto di parlare di altre cose. la centralità dei miei bambini nella mia vita non è, se me lo consentite, oggetto di discussione nè di giudizio in Rete.
che tutto questo per alcuni significhi per forza che sono una madre in carriera snaturata, fatti loro e… amen.
cari saluti, Flavia
Mamma Imperfetta
said,
marzo 7, 2010 @ 15:53
Buongiorno a tutte.
Io, una cosa, non ho capito. E’ necessario sempre fare distinzioni categoriche tra madri e modi di vivere la maternità?
Se non è vero che le cosleepers, le sostenitrici dell’allattamento al seno prolungato, le portatrici di bambini sono eccessivamente asservite al ruolo, non è , però, permettetemi, nemmeno realistico identificare le madri che hanno deciso di non allattare per 3 anni e di non farli dormire nel lettone come madri che hanno paura di sgualcirsi il vestito o madri che fanno dei figli un accessorio.
Deve sempre essere tutto bianco o nero? Non può esistere una donna che allatta 12 mesi, che non li fa dormire nel lettone ma accanto al lettone, che li porta nel passeggino anzichè addosso, che li manda al nido a 13 mesi, che, insomma, si cucia addosso la SUA maternità senza per questo sentirsi ingabbiata in distinzioni un po’ superficiali?
Non può esistere una madre che non vuole allattare ma a cui si possa riconoscere di essere una buona madre?
supermambanana
said,
marzo 7, 2010 @ 15:58
e’ un punto di vista interessante, ma non mi pare logicamente ineccepibile.
Innanzitutto ha un vizio retorico, cioe’ spinge il lettore verso l’idea della madre che non mette in atto i “cinque comandamenti” (allattare, cucinare, portare in fascia, co-dormire e giocare) come quella vana e vacua e che pensa alla carriera. Mia madre non ha fatto nessuna di queste cose 40 anni fa, ed era una casalinga, e tutta dedita ai figli. Decisioni differenti, spesso, si prendono per motivi differenti.
Seconda cosa non metterei insieme le prime due categorie (allattare e cucinare) con le ultime due (co-dormire e giocare), e sulla terza sono ancora indecisa. Allattare e cucinare sono impegni, e’ vero. Ma a volte anche decidere di andare contro i restanti tre comandamenti e’ un impegno, non un disimpegno. Perche’ spesso sono decisioni prese con coscienza e serieta’, e il vostro non ammettere che sia cosi’ infastidisce quasi quanto infastidisce (da come dite) esser chiamate talebane. A volte e’ molto piu’ difficile decidere di NON prendere in braccio per l’ennesima volta, o restare tutta la notte in piedi per calmare il bimbo piuttosto che risolvere il problema in 3 minuti nel lettone, e cosi’ via, nel tentativo di perseguire uno scopo pedagogico preciso e documentato. Lo spazzar via questi comportamenti con un paio di spallucce fa parte di quello che Flavia sopra descrive come le faide fra donne. Stupide, inutili e incommensurabilmente dannose a tutta la questione femminile.
Gloria
said,
marzo 7, 2010 @ 18:14
Visti gli ultimi commenti, pongo un dubbio, spero lecito.
Come ho detto sopra ho letto l’articolo su Gioia di Paola Maraone, ed avendo letto prima il libro l’ho “contestualizzato”, quindi ritenuto molto ironico.
Da quanto leggo Flavia ci dice che anche la rubrica dell’articolo citato su VereMamme, letto in un contesto più ampio, è sulla stessa linea.
Così come ho detto in precedenza, credo che questi articoli volutamente ironici servano proprio a “sdrammatizzare un po’” sul tema della maternità, anche se è vero che non contestualizzati l’ironia è meno immediata. Nell’articolo della Maraone, ad esempio, si è scatenato un pandemonio, e mentre leggevo (quando è uscito) i commenti, mi chiedevo come potessero venire fuori, visto che io, che avevo letto il libro, avevo ben chiaro il taglio e la mira dell’articolo. Ma forse, guardando dal di fuori, non era chiaro ai lettori quello che era chiaro a me.
Immagino che sarà lo stesso con l’articolo di VereMamme, seguendo anche loro ho ben presente il taglio frizzante del sito e del progetto. A questo punto, però direi che vale anche il contrario. Mi spiego meglio. Leggo equAzioni da un anno almeno, e da lettrice mi è chiara l’ironia di questo post, che cerca di riportare l’attenzione sul fatto che avere un figlio non debba essere una forzatura o una moda, e “scimmiotta” frasi che vengono rivolte a tutti i genitori che fanno delle scelte come quelle di Davide e Francesca.
Parlo da mamma metà-metà. Ovvero da mamma che ha allattato a lungo (perché 12+14 mesi non è poco, @Mamma Imperfetta, eh), che ha preparato le proprie pappe in casa, la sera tardi, che ha tenuto le bimbe nel lettone part-time (al bisogno, insomma, ma non come abitudine), che ha portato in fascia e nel passeggino, a seconda della comodità. Che a 7 mesi ha mandato le bimbe al nido perché da “libera precaria” non poteva tenerle di più.
Quello che mi preoccupa, in questo contesto, oltre a quello che dicevo sopra (ovvero che alcune cose si sono perse, e non sono più considerate come “naturali” ma come “mode”, perché in un articolo di Repubblica ho letto anche che qualcuno le chiama mode http://torino.repubblica.it/dettaglio/allattare-al-seno-fine-di-un-mito/1879526)
è che non si riesca a cogliere la sfumatura.
Ovvero, che non si riesca in questo caso a capire che questo post è scritto come provocazione. Che è un punto di inizio per (provocando) dimostrare che non tutte le “mode eco-bio” sono manie del momento, e soprattutto per discutere di certe imposizioni che abbiamo dalla nostra società, in un tema che dovrebbe essere sentimento e non solo apparenza.
EquAzioni
said,
marzo 7, 2010 @ 18:58
@supermambanana:
Mai parlato di 5 comandamenti per essere una buona madre.. Magari per essere dei buoni genitori e avere dei figli felici bastassero queste cinque cose…!! Erano solo alcuni esempi di come le mamme-accessorio considerano queste pratiche.
@mammaimperfetta :
I modi di vivere la maternità sono tanti e differenti, quindi è inevitabile che ci siano distinzioni categoriche. (intese come distinzioni fra categorie e non distinzioni assolute) Concordo sul fatto che servano a poco, e serva a poco farsi la guerra tra mamme ma le differenze, anche se riguardassero le sfumature di grigio, ci sono ed è giusto parlarne, sempre che non sfocino come dite giustamente faide fra donne., stupide, inutili e incommensurabilmente dannose a tutta la questione femminile Ma non era questa la nostra intenzione.
Certo che può esistere, anzi sicuramente esiste. Non è certo l’allattamento a rendere brava una mamma. Quello che che però a me suona davvero strano è il NON VOLERE (non intendo volere allattare a 2 anni o il non potere, ma proprio in non volere – meglio inteso come non-particolare-interesse-ad-allattare) Non si è dei mostri se non lo si vuole, ma permettetemi di pensare che qualcosa di strano c’è: Vedo l’allattamento come naturale parte della relazione e in quanto tale per me è come se mi diceste che NON VOLETE baciare vostro marito…)
EquAzioni
said,
marzo 7, 2010 @ 19:34
Ciao Flavia, ci fa molto piacere leggere questo tuo commento, anche perchè conosciamo e seguiamo spesso il tuo sito (anche se spesso “con il sopracciglio un pò alzato..”)
Siamo assolutamente convinti che non si debba prendere le cose sempre seriamente e che non ci sia argomento così serio o profondo su cui comunque non si possa fare dell’ironia. Allo stesso tempo crediamo che si debba sempre misurare le nostre parole e valutare contesti e audience. un conto è ironizzare durante una cena fra amici, o un aperitivo fra neo-mamme, un altro è farlo dalle pagine di una rivista importante o di un forum che ha un grosso seguito. E ancora, se una battuta sui “capricci” o sulla leche league arriva in un corso preparto da una mamma è un conto, se arriva dal “docente” ha tutto un altro peso…
(E’ un pò come le famose – purtroppo – battute del nostro premier. Sinceramente non mi scandalizzano più di tanto, soprattutto se avvengono tra le mura di villa certosa, ma la cosa è mooolto diversa quando avviene nei meeting internazionali e ufficiali..)
Il nostro articolo è in parte ironico in parte vuole puntualizzare il modo svilente in cui alcune mamme trattano gli argomenti in cui noi crediamo( chiamatela pure ironia ma spesso assume toni denigratori).
la questione della centralità l’ho tirata fuori proprio perche in decine di commenti su veremamme & co ho letto ” ma come stanno quelle sfigate /mielose che dicono : oohh i miei bimbi sono tutta la mia vita… “.
Negli articoli citati trovo che l’ironia viene usata come arma per raccogliere facilmente consensi – salvo poi usarla come scudo quando ci si sente rispondere per le rime (oooh ma siete proprio seriose, non sapete riderci su, nessuno vi accusa di nulla, siamo tutte mamme e tutte amiche.. – vedete che siete voi quelle aggressive?)
Per concludere cito dagli articoli che hai linkato un paio di frasi:
ASSOLUTAMENTE D’ACCORDO
ASSOLUTAMENTE IN DISACCORDO. un conto è accontentarlo sempre e viziarlo. un conto è proteggerlo dalle frustrazioni e farlo crescere con una grande autostima.
Sinceramente spero che mi figlio cresca con la determinazione necessaria ad ottenere tutto quello che vuole e con l’idea che non si deve arrendere mai di fronte a nulla. Certo che non troverà qualcuno che scatta al suo comando e dovrà guadagnarsele le cose ma non voglio che si abitui alla frustrazione e alla rassegnazione. Credo che estivil e i metodi “autoritari” invece insegnino proprio questo..
Spero che tornerai a farci visita, proprio per vedere che anche noi sappiamo ironizzare e non siamo cosi talebani come sembra!!
marilde
said,
marzo 7, 2010 @ 20:31
Buonasera a tutte. Intervengo in questo dibattito perché il tema madri buone e madri cattive o qualunque altra contrapposizione forte mi preoccupa sempre e genera sensi di colpa inutili in troppe donne. Desidero puntualizzare su alcuni punti, partendo dalla frase” ma come stanno quelle sfigate /mielose che dicono : oohh i miei bimbi sono tutta la mia vita… “. E’ una frase che in sè si può anche dire, lo capisco, ma credo sia importante riflettere sul significato profondo della frase al di là di quello che può essere un modo di dire. Sarebbe un peso troppo grande per un figlio essere “tutta la vita” di una madre. Ne rimarrebbe schiacciato e farebbe fatica a progettare una vita adulta nella quale è naturale staccarsi poco per volta dai genitori, senza nulla togliere all’amore grande che circola (può circolare) tra genitori e figli tutta la vita. Allo stesso modo il discorso frustrazione necessita di una riflessione. E’ secondo me dovere di un genirtore aiutare un figlio a tollerare le frustrazioni, perché la vita medesima gliele porterà, e laddove non ci sarà più un genitore a proteggerlo è bene che un figlio abbia un po’ di allenamento in merito altrimenti vacilla alla prima difficoltà. Quindi tra viziarlo sempre e frustrarlo sempre esiste una sana via di mezzo buona per tutti. E personalmente penso che estevill non sia un metodo buono. Anche se capisco che genitori disperati da nonni insonni decidano di provarlo. Un’ultima cosa sull’allattamento. Seguo molte donne e non sono poche quelle che NON desiderano allattare, e sono donne normalissime, semplicemente ci dobbiamo ricordare che la natura umana è molto più complessa e variegata dei quattro modelli in croce che ci propinano. E dobbiamo davvero fare uno sforzo noi genitori, ma specie noi donne perchè é per noi che sono più stretti i modelli, a non cadere nell’errore di generalizzazioni dimenticandoci che la libertà di scelta, in ogni campo, è un bene prezioso. Da difendere con le unghie e con i denti.
monica/pontitibetani
said,
marzo 7, 2010 @ 20:57
per strani giri arrivo qui …
(@marilde mi precedi di un attimo …)
vorrei aggiungere un tassello ad un puzzle che rischia di creare pesanti scissioni tra bene e male.
sembra che le mamme vivano in una bolla d’aria, non toccate dalla vita in se … o talebane o tubino, eppure tutte tentano (me compresa) di stagliarsi da una figura sfondo di un mondo complesso, pieno di pressioni e modelli che ci forzano in una o nell’altra direzione, e tendenzialmente ci spingono a omologarci in un modello univoco.
se per certi aspetti con la prima figlia sono stata una mamma forse un pò talebana, ma ottusa e bovina, glorificata dalla mia prima maternità, con la seconda sono stata più me stessa, affaticata il giusto da alcune scelte (villocentesi fatta per via della mia età 44 anni!!! e che mi ha causato non poche fatiche emotive); così alla seconda figlia mi sono concessa un pò più di menate (in meno).
e mi sono concessa di giudicare molto meno pesantemente le altrui scelte, ma di provare a capire. anche io (milioni di ere fa) fa credevo alle donne che fanno figli come gadget … forse si o forse no; ma è così difficile capirlo.
mi è difficile, lo ammetto, perdonatemi.
e poi alle volte dietro alle scelte di una persona, quali che siano, ci sta una vita, una storia, un non detto, condizionamenti, incapacità di rendersi autonome dai modelli …
forse, in maniera non troppo adulta, fatico a tollerare le persone che si adagiano sui loro preconcetti, che non ci provano nemmeno, che si limitano alla prima risposta, al primo sguardo, che non accolgono la sfida al conoscersi e cambiare. ma alla fine anche quelli sono fatti loro …
un saluto monica
EquAzioni
said,
marzo 7, 2010 @ 21:37
Ciao Gloria, ancora una volta grazie del tuo commento. hai colto in pieno il nostro intento.
Tutti gli esempi che abbiamo riportato sono proprio frasi lette su forum o che ci siamo sentiti ripetere più volte parlando di pannolini allattamento & co (e non giudicando o cercando di convincere qualcuno ma semplicemente parlando di noi e della nostra esperienza).
Certo che è scritto come provocazione. e riguardo all’ironia dei suddetti articoli una nota molto polemica. Mi riesce difficile cogliere la spontaneità dell’ironia di un articolo che sbeffeggia l’allattamento o i pannolini lavabili in un sito o rivista che pubblicizzano usa&getta / latti artificiali e prodotti simili… Sarà un pregiudizio ma i sospetti che nutro non riescono a farmi apprezzare il loro modo di sdrammatizzare ( per quanto riguarda il libro in sè invece… trovo il titolo davvero azzeccato e divertente – ed è per questo che era nella lista desideri ancor prima di leggere l’articolo su gioia…)
L’articolo che citi, è un altro esempio - scandaloso – di strumentalizzazione dell’informazione: Nuova era delle mode eco-bio…, ritorno in auge di costosissimi pannolini riutilizzabili costosissimi ??? ma stiamo scherzando!? chi scrive si è informata o vuole solo aizzare una faida fra mamme partendo dalla sua esperienza negativa riguardo all’allattamento?
Ciao e ancora grazie per il supporto!
EquAzioni
said,
marzo 7, 2010 @ 21:57
I sensi di colpa sono sempre inutili se rimangono dei crucci paralizzanti o dei motivi di commiserazione. Una riflessione onesta e un piccolo senso di colpa invece può portare a mettere in discussione il proprio ruolo di madre, di individuo e CAMBIARE IN MEGLIO.
Riguardo al dibattito Madri Buone o Madri Cattive, nessuno si è mai proclamato difensore del Bene o delle uniche pratiche educative rispettose del bambino, tantomeno Madri Perfette. Se stiamo a vedere, con autoironia o meno, sono proprio le mamme che scrivono su certi forum e non hanno saputo cogliere la nostra di ironia e la nostra provocazione ad autoproclamarsi MammeCattive, MammeImperfette, MammeInCrisiDiNervi, MammeInCarriera, MammeMaChiCacchioMeL’haFattoFare ecc ecc… (certamente più reali e oneste di MammaConCinqueFigliFelici, MammaEcologicaEspensierata, MammaMeravigliosa o MammaCheHaPartoritoInCasaNaturalmenteConUnTravaglioDa32Ore
MaLoRifarebbeDomaniPerchèE’GiustoSoffrirePerIlProprioBambino o quant’altro si trova nei forum eco-bio), salvo poi riunirsi tutte sotto il gruppo di VEREMamme …
Assolutamente vero. Capita anche di sentire tra innamorati, Non so cosa farei senza di te! Ti amo da morire ecc ecc. Tutte persone insicure che davvero non hanno altro nella vita che dipendere da figli o amanti (o realizzarsi attraverso di loro?). Certo che bisogna riflettere sul signficato delle frasi che si dicono, ma in questi commenti astiosi tutta l’ironia e la leggerezza nell’interpretare dove sono andate a finire?.
EquAzioni
said,
marzo 7, 2010 @ 22:04
No, no, no! Tollerare? Allenamento? Ma scusate voi i vostri figli li umiliate o li maltrattate perchè tanto prima o poi a scuola avranno a che fare con i bulli o al lavoro con capi che faranno mobbing?!? O gli ammazzate il peluche perchè cosi si abituano subito che le persone a loro care prima o puoi muoiono?
Io non voglio che mio figlio tolleri un ben niente. E non voglio abituarlo alle frustrazioni, semmai voglio dargli gli strumenti per reagire alle frustrazioni in modo costruttivo!!
Questo mondo va a rotoli perchè tutti noi siamo stati educati da secoli, ad accettare le cose come stanno, a rassegnarci, a tollerare le frustrazioni, a non pretendere quella dignità e rispetto che spettano ad ogni essere umano.
Concludo con alcune citazioni che racchiudono abbastanza bene il mio pensiero:
Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare e la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre. (Thomas More)
La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle (S. Agostino)
L’obbedienza non è più una virtu (Don Milani)
EquAzioni
said,
marzo 7, 2010 @ 22:10
Non ci vedo nulla di male in giudicare ed esprimere una opinione sulle scelte altrui. Ho sempre dubitato e sospettato di chi va in giro dicendo che non giudica nessuno. Mi sembra un discorso ipocrita.
Io – scusate – ma giudico eccome. Nella mia vita ho fatto delle scelte, ho degli ideali e dei valori (in continua evoluzione, e che vengono messi in continuazione in discussione – non sono preconcetti e non sono statici – ho fatto del dubbio la mia religione..) e in base ad essi guardo il mondo e gli altri. Impossibile non giudicare. Non esprimere un opinione. Certo, non bisogna essere superficiali e bisogna sempre avere empatia e comprensione.
Ma vedo, valuto e giudico. Con la consapevolezza che il mio giudizio non vale un bel tubo di niente.
Non sono nessuno per giudicare gli altri ma sono una persona pensante e in quanto tale posso esprimere dei giudizi.
Non ci vedo nulla di male. e sono sempre disposto a cambiarli. approfondendo, chiarendo e confrontandomi.
supermambanana
said,
marzo 7, 2010 @ 22:12
anche a me riesce difficile cogliere la spontaneità dell’ironia in un articolo che dice che le mamme che non allattano e’ perche’ vogliono tornare presto alle sigarette.
EquAzioni
said,
marzo 7, 2010 @ 22:27
nessuna ironia in quello supermambanana. tutto quello che abbiamo scritto nei 5 esempi ci è stato detto di persona o l’abbiamo letto in decine di forum e nello specifico – non le sigarette ma i mojito – lo dice la Morone nell’articolo su Gioia..
non c’è ironia nemmeno nella parte che dice che dormire insieme nel lettone non è igienico!!
non ancora capito per chi: per il bambino? (ma che ci fate nel letto? non vi lavate quando andate a nanna?) o per i genitori? (avete paura di condividere le lenzuola di seta con un esserino tutto scoreggette e rigurgiti?)
supermambanana
said,
marzo 7, 2010 @ 23:28
mah. vabe. mi sa che chiudiamo qui per quanto mi riguarda.
Flavia
said,
marzo 7, 2010 @ 23:45
Il confronto va sempre bene, se non si degenera in esagerazioni e attacchi personali. è per questo che le talebane che hanno commentato da me in passato mi hanno fatto molto arrabbiare. non erano commenti, erano insulti, a parte l’uso dell’ironia o meno su cui potremmo disquisire a lungo senza grandi benefici.
E va bene senz’altro essere d’accordo o in disaccordo con alcune cose. (a proposito.. intendevo non viziare/accontentare sempre i miei figli, e questo certo genera una certa frustrazione, ma non ammazzargli i peluche, ommioddio!!
Ma insomma, la maternità è una….equazione con tante, troppe variabili, per poter giudicare e ridurre a formule. E per mentalità giudicante intendo quella per cui, siccome qualcuno è diverso da me, automaticamente io sono una madre migliore di lei. VereMamme è una voce per tutte quelle che hanno qualcosa da dire su questa complessità e non accettano le generalizzazioni e le pressioni, sia in un senso (per essere una brava madre DEVI….) sia nell’altro (per essere moderna e emancipata fregatene di queste strane mode). Il fatto stesso che ci siano queste pressioni e queste fazioni indica che c’è qualcosa che non va, qualcosa di profondamente sbagliato contro cui mi batto.
Sul fatto poi che abbia una responsabilità in quello che dico, addirittura come quella del premier in contesti pubblici..mamma mia, mi dai troppa importanza.
Certo ho una mia visione della maternità, cucita per me come dice Mamma Imperfetta, e per i miei figli, come tutte noi dovremmo poter fare, e non può mica andare bene per tutti.
Ma vorrei che un giorno un solo valore e un solo principio diventasse parte della nostra cultura (così come oggi nessuno si sognerebbe più di dire che le donne “non possono fare certi lavori”), ed è questo: Non giudicate, non strumentalizzate le madri per delle ideologie. Lasciatele libere.
Monica/pontitibetani
said,
marzo 8, 2010 @ 01:32
Rispondo brevemente sul giudizio e poi non disturbo piu’. Ho detto giudicare meno pesantemente: le parole hanno in peso. Cioe’ mi sono presa la briga di capire il fatto che le scelte altrui sono più complesse di quanto credessi. Mi basta, direi, essere cresciuta di più io, in fondo. Nessuna evangelizzazione altrui sul giudizio. Se c’ e’ spazio di dialogo bene… se no fa niente
CloseTheDoor
said,
marzo 8, 2010 @ 10:24
Non vorrei scatenare flames, sto navigando nel sito, però vorrei far notare che in un post di “denuncia” sulle limitazioni all’allattamento (allattamento indecoroso) – post che mi trova assolutamente d’accordo trovare la seguente frase
” a causa di una forma di invidia falsa e ipocrita delle donne che non allattano ( le quali checchènedicano non hanno la minima voglia di farlo – in fin dei conti si rovina il seno…) ”
lo trovo ne’ piu’ ne’ meno aggressivo e insultante del post di Gioia. Come si fa a liquidare così le donne che non allattano, e attribuire solo a loro la responsabilità del senso del pudore comune?!
marilde
said,
marzo 8, 2010 @ 12:41
E’ probabile che non mi sia spiegata bene. Con la frase “tollerare le frustrazioni “non intendo affatto ciò che è stato ritradotto:”No, no, no! Tollerare? Allenamento? Ma scusate voi i vostri figli li umiliate o li maltrattate perchè tanto prima o poi a scuola avranno a che fare con i bulli o al lavoro con capi che faranno mobbing?!? O gli ammazzate il peluche perchè cosi si abituano subito che le persone a loro care prima o puoi muoiono?”
Sull’umiliare e maltrattare non intendo rispondere perché ritengo sia superfluo oltreché davvero fuori luogo, ritengo invece precisare che sia importante aiutare i figli a difendersi dai soprusi, ci mancherebbe, ma aiutandoli a a capire che nella vita ci sono. A difendersene, a non soccombere, ma anche a tollerare. Non nel senso di sopportare ma nel senso di fare i conti che nella vita esistono dei limiti.
Limiti dati da cose che non si possono ottenere, pur avendo magari dato il massimo per ottenerle.
C’è una enorme differenza secondo me tra il rassegnarsi e accettare le cose come stanno senza provare a cambiarle, e fare i conti con il fatto che a volte, pur impegnandosi e combattendo, non si ottiene ciò che si desidera. E’ pericoloso, a mio avviso, dimenticare un aspetto della vita che ha a che fare con il limite. Questo è per me allenare alla frustrazione. Altrimenti bisognerà fare i conti con l’onnipotenza, e le sue conseguenza.
Daria
said,
marzo 8, 2010 @ 15:25
“Il bambino non è un elettrodomestico” di G. Mieli – http://www.feltrinellieditore.it/IntervistaInterna?id_int=2613
Sono di corsa…
Daria
paola
said,
marzo 8, 2010 @ 19:11
Mi piace questo blog e ammiro molto questi due giovani, Davide e Francesca, che mettono anima e corpo “non solo a parole”, per mettere in pratica le loro convinzioni, le loro speranze. Ho girato molti blog e a vote mi sono divertita a leggerne alcuni su mamme disperate o in crisi. Io non uso pannolini lavabili ed non riuscirò mai a fare il pane in casa, ma nonostante le mie difficoltà quotidiane e le mie 11 ore fuori casa continuo a dedicare tutto il tempo che mi rimane ai miei due bambini ed al mio maritozzo e quando posso mi diletto a leggere questo meraviglios blog che fornisce sempre spunti interessanti di discussione e di lettura.
Grazie ai miei due benamini e… forza Ale.
EquAzioni
said,
marzo 8, 2010 @ 20:53
@Flavia
Assolutamente. e anche l’ironia va bene se non diventa una pura e semplice presa in giro di chi si sbatte, fa sacrifici e si sforza di seguire una strada che non è detto sia migliore ma è di sicuro un po più difficile..
Non l’abbiamo mai detto e mai lo troverete scritto su questo blog. Noi non ci sentiamo migliori. cerchiamo però con tutte le nostre forze di fare cose che riteniamo migliori di altre.
A me piacerebbe che l’unico valore fosse amare e rispettare i bambini. profondamente e onestamente. per quello che sono, non per quello che noi vogliamo che siano. teneri bambolotti, icone della nostra realizzazione, la nostra immagine riveduta e corretta, quello che noi non siamo riusciti ad essere ecc ecc. I bambini sono individui a sè stanti, non nostre appendici. E noi possiamo solo essere una guida per loro, affinchè diventino quello che sono. non dobbiamo nè formarli nè forgiarli.
Riguardo al non strumentalizzare le madri, le loro paure e le loro aspirazioni, rivolgerei questo appello alle tante troppe aziende che offrono prodotti per bambini. non a blog come questo.
ciao
EquAzioni
said,
marzo 8, 2010 @ 21:08
@CloseTheDoor : ho gia risposto al tuo commento sull’articolo citato – che è quello sull’Allattamento indecoroso. ciao
EquAzioni
said,
marzo 8, 2010 @ 21:35
@marilde
Ho cercato di utilizzare lo stesso tipo di ironia usato sui forum che abbiamo citato. Piacerebbe anche a me che fosse fuori luogo, ma il confine tra umiliazione ed educazione per molti genitori è molto sottile..
A me la parola tollerare, non è mai piaciuta. Comprendo, rispetto, mi sforzo di mettermi nei panni degli altri, ma la parola tollerare ha per me una strana valenza negativa e paternalistica.
Certo che i limiti esistono. Ma bisogna vedere di quali limiti stiamo parlando. Tanti traguardi che sono stati raggiunti in tema di “diritti” erano fino a pochi anni prima considerati limiti, situazioni che erano lo stato naturale delle cose e solo per la determinazione di qualcuno è stato possibile superarli.
Credo di aver espresso il mio pensiero riguardo al senso del limite con le citazioni che ho quotato.
L’onnipotenza non è frutto del credere in se stessi e nelle proprie capacità ma è frutto della prepotenza e dell’arroganza. Che spesso sono la risposta al rancore e alla frustrazione accumulato in anni e che irrompono appena si passa da una condizione di debolezza ad uno di dominio.
EquAzioni
said,
marzo 8, 2010 @ 21:37
@Daria – grazie per il link. sembra interessante! appena ho un attimo di tempo – superato questo polverone – gli do un occhiata approfondita, e mi sa che ordino il libro..
EquAzioni
said,
marzo 8, 2010 @ 22:14
@Paola: non sai quanto ci abbia fato piacere leggere il tuo commento. soprattutto visto il polverone che abbiamo sollevato con questo post. Ti giuro che ci siamo quasi commossi. E sono commenti come questi, ma anche tutti gli altri di supporto o semplicemente tutti quelli che ci dicono che trovano anche solo un po utili le cose che diciamo, a darci lo stimolo per continuare a tenere questo blog. che risucchia praticamente tutte le nostre energie. Anche noi siamo fuori casa praticamente 10 ore al giorno ( la Fra un po meno, io un po di piu) ed è dura riuscire a conciliare tutto…
grazie ancora e a presto
Paola
said,
marzo 9, 2010 @ 09:34
Salve a tutti,
Mi sarebbe piaciuto intervenire prima in questa discussione (grazie a Flavia per avermela segnalata), non foss’altro per portare un punto di vista diverso da entrambi quelli che sono stati espressi. Mi limito a riassumere il punto più importante.
Non necessariamente la centralità del bambino, che molte persone (me inclusa, senza dubbio) sottoscriverebbero, si traduce nello stesso modo per tutti i genitori e in tutte le famiglie.
Personalmente, ad esempio, sono assolutamente d’accordo con il fatto che l’amore è la ragione fondamentale per generare un figlio, e che non è possibile ridurre un bambino ad appendice dei genitori. Ma con altrettanta sicurezza posso dire di considerare l’allattamento prolungato, il baby-carrying, il co-sleeping e via dicendo elementi decisamente meno importanti di altri, che mi sembrano invece irrinunciabili per l’educazione libera e responsabile del nuovo individuo.
Poiché esiste sempre la possibilità che l’imperativo dell’amore – imperativo interiore, Kant direbbe “categorico” -, pur avvertito e riconosciuto da tutti, sia obbedito in maniere diverse da ognuno (e questo fa parte della stessa condizione umana, plurale e imperfetta), credo sia sempre necessaria una certa cautela nell’indicare la via “giusta” di ottemperare ad esso: e lo dico pur avendo indicato con una certa chiarezza le mie preferenze verso una di queste vie. Ma ancora una volta, in tema di educazione dei figli, la libertà di scelta mi sembra resti l’unica via percorribile, di certo quella che ci risparmierebbe dispute come questa.
Paola
EquAzioni
said,
marzo 9, 2010 @ 22:52
@Paola
Noi non abbiamo mai detto che quelli sono i parametri per giudicare un buon genitore, o i comandamenti da seguire per rispettare il proprio bimbo. Sono solo alcuni esempi che abbiamo portato per rappresentare l’attitudine dei genitori-accessorio. Se mi si viene a dire che non si vuole tenere il bambino nel lettone perchè non è igienico, o che se il bambino di 3 mesi piange fino a vomitare è solo perchè sta facendo i capricci – apposta e consapevolmente – o che non si allatta perchè è troppa fatica dedicarsi al bambino quando lo vuole lui, questi per me sono sintomi di una attitudine distaccata. E’ una mia opinione.
Poi ci sono mille altri modi per essere distaccati e mille altri per dimostrare affetto e rispetto. Purtroppo stando alla nostra esperienza, sentir dire che i piccoli sono tiranni manipolatori è già partire con il piede sbagliato. Sentir dire che un bambino piccolissimo “si deve abituare” alle frustrazioni, alle sgridate o ai ritmi frenetici della nostra vita adulta è già impostare un rapporto educativo su presupposti che perdono di vista la centralità del bambino – per quanto siamo convinti anche noi che tutti credano di metterlo al centro della propria vita. Però è solo a parole. nei fatti invece è il bambino che deve adattarsi ai ritmi, alle esigenze e troppo spesso alle aspettative dell’adulto.
Questo intendavamo.
Grazie per l’attenzione e complimenti per il suo libro. che ho letto e che di cui conto di parlare al piu presto su questo blog -