Dalla parte delle bambine

Il mio parametro per considerare buono ed interessante un libro che si occupa di pedagogia e di bambini è il fatto che mi faccia venire dei dubbi e mi faccia pensare che fare il genitore (o più in generale avere a che fare / lavorare con i bambini) sia un mestiere davvero difficile – contrariamente a tanti troppi manualetti / guide come il pessimo Estivill che hanno invece lo scopo ( e proprio per questo hanno cosi successo) di rassicurare i genitori  standardizzando comportamenti, emozioni e reazioni e offrire semplici soluzioni efficaci al 100%.

In base a questo mio criterio di valutazione, questo libro è davvero bello. Infatti si rimane sconcertati a leggere come da sempre tutto il processo educativo ruoti intorno alla differenziazione di genere e sia finalizzato a inculcare in bambini e bambine, qualità e stili comportamentali ben precisi che poi vengono definiti come naturali e congeniti.

Il concetto di fondo è che se un ruolo deve essere “dominante”, superiore e forte, ce ne deve essere uno corrispondente e speculare, “sottomesso”, debole e remissivo.  Ecco quindi, che sin dai primi anni di vita, genitori, istituzioni e società lavorino per rendere i maschietti forti, determinati e indipendenti (oltre che intelligenti, creativi anche se un pò volgari, maneschi e riottosi) e le femminucce diligenti, gentili, remissive e dedite alla cura (della casa, dei figli e del marito – mai di se stesse).

Questa costruzione  dell’identità socialmente riconosciuta e attesa (o distruzione di quella vera) avviene su piu fronti, attraverso gli stessi vezzeggiativi usati da genitori e parenti, attraverso giochi, vestiti e regole di comportamento differenziati ( e discriminatori) e prosegue poi sui libri scolastici e non, che rappresentano immagini stereotipate di mariti lavoratori o che leggono il giornale in salotto e madri operose in casa e ossequiose con il marito, e di bambini che  fanno giochi avventurosi e bimbette timide alle prese con pentolini e bambolotti…

Il libro risente ovviamente della sua data di pubblicazione, in fin dei conti risale a più di 30 anni fa ed ovviamente è datato sotto moltissimi aspetti. Ora in effetti ci sono un sacco di donne che lavorano, non esiste solo più la figura femminile remissiva e casalinga, ma i ruoli sono davvero cambiati?  Questa analisi è stata ripresa e portata avanti egregiamente nel libro di Loredana Lipperini “Ancora dalla parte delle bambine” di cui vi parlerò a breve.

Se proprio non avete voglia di leggerli entrambi, vi consiglio il secondo, proprio perchè più attuale, ma se volete capire meglio come l’immagine e il ruolo della donna sono cambiati (o non lo sono) entrambe le letture sono molto interessanti.

Inutile dire che cambieranno molto il vostro modo di vedere e guardare la società.  Non che mi abbiano illuminato,  ero già sulla strada di una certa consapevolezza , però ora non riesco a non guardare nessuna pubblicità, a non sfogliare nessun libro per bambini, a non ascoltare conversazioni tra mamme senza notare sottili, o evidenti tracce di discriminazione,  differenziazione di genere e sessismo

Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita – Elena Gianini Belotti
€ 8,00 Pag. 136
Editore Feltrinelli 2002  (prima edizione 1973)

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24 risposte a Dalla parte delle bambine

  1. Gloria scrive:

    Mi ripeto, credo di aver già citato più volte questo libro, che trovo illuminante…

    Io, nonostante sia in effetti più datato, trovo molto più completo questo libro, e credo che leggere quello della Lipperini senza leggere questo della Belotti lo renderebbe incompleto.

    In ogni caso, è un libro da rileggere ogni tanto, e da cui estrapolare anche un buon decalogo dell’educazione che non sia basata sulla differenza di genere da distribuire a nonni, parenti, amici e conoscenti. Che non c’è niente che mi fa salire l’agitazione come i commenti “è da femmina” o “è naturale” o “i maschi sono diversi”…

    Mi piacerebbe sapere con che media in una scuola, ad esempio, i genitori hanno letto un testo come questo. Perché io lo metterei come libro di testo, per i genitori, però. ;)

    • EquAzioni scrive:

      @gloria

      io lo metterei come libro di testo, per i genitori, però

      Assolutamente, per insegnanti, genitori, nonni ecc ecc…!!
      Si, davvero quello che è più incredibile ed illuminante è quanto faccia capire che tutto cià che viene fatto passare per “biologico”, “naturale”, “genetico” o “congenito” nelle cosiddette differenze di sesso, sia esclusivamente determinato da piccoli o grandi condizionamenti…

  2. cucicucicoo scrive:

    interessante. sarò curiosa di sentire quello che hai da dire sul secondo, più attuale libro. certo 30 anni sono molti, soprattutto in italia, per i cambiamenti di questo genere, ma io ritengo che, nonostante tantissime donne lavorano e fanno altre cose prima solo per gli uomini, rimane sempre soprattutto la donna ad occuparsi della casa e dei figli. quindi le donne sono sempre più stremate perché spesso si sentono il dovere di fare le cose “da donna tradizionale” oltre a quelli “da donna moderna.”

    faccio il mio meglio di non cedere ai modelli tradizionali di bimbo e bimba, prima di tutto per mia figlia, ma anche per suo cugino che non si sente il permesso di stare in contatto con i suoi sentimenti. quindi, facci sapere le tue idee sul libro di lipperini e uno di questi lo compro sicuramente! lisa

    • EquAzioni scrive:

      @cucicoo:
      30 anni sono molti e le cose sono cambiate, probabilmente in peggio. proprio perchè ora la donna deve conformarsi a un doppio “ideale”, quello di donna moderna lavoratrice ed emancipata e quello di madre e angelo del focolare, provocando una doppia e schizofrenica tensione a conformarsi a dei modelli che non sono affatto “naturali”…

  3. Lanterna scrive:

    Ho letto questo libro ormai due anni fa, (anche) per prepararmi all’arrivo di un maschio dopo la femmina.
    Il sentimento prevalente che ho provato leggendolo è la rabbia. Perché trovo che, gattopardianamente, in 30 anni nulla sia cambiato pur sembrandolo: tante donne dopo il lavoro hanno anche la casa (il che ci starebbe anche, se i mariti facessero altrettanto), il modello di donna che ha più successo è la bambolina muta (e magari bona), i maschi vengono sempre giustificati dalle loro madri adoranti.
    No, non condivido il consiglio di leggere la Lipperini, se si vuole leggere solo uno di questi libri: nel libro della Gianini Belotti c’è già tutto, il passato e il presente. La Lipperini approfondisce alcuni aspetti, ma la visione d’insieme è qui.
    Un saluto
    Chiara

    PS: io me ne sono resa conto perché ho fatto il percorso inverso (prima Lipperini, poi Gianini Belotti) e poi mi sono “dovuta” rileggere la Lipperini.

    • EquAzioni scrive:

      @lanterna:
      il mio consiglio di leggere solo il secondo vale solo per chi proprio proprio dovesse scegliere di leggerne solo uno… e in tal caso ritengo che se si decidesse di leggere solo questo è probabile che lo si considererebbe troppo datato e noioso e superato… quindi forse meglio leggere solo il secondo, che è più attuale e contiene molte citazioni del primo.
      MA io penso che vadano letti assolutamente entrambi! prima questo e poi il secondo. andrebbero presi come un unico libro, il primo getta le basi per comprendere il secondo, che completa e aggiorna il primo.

  4. Andrea scrive:

    Io fui costretto da mia madre, sul finire dei settanta, primi ottanta,
    a leggere il testo della Belotti. allora lei era una femminista
    militante, mia madre, intendo; e voleva insegnare a me, riottoso ai
    lavori domestici, il senso di un privilegio fondato su di una
    sopraffazione arbitraria e violenta.

    oggi, però, la medesima donna, sempre mia madre, regala a mia figlia
    bambole che vorrebbe quest’ultima imparasse a cullare, insegnandole il
    ruolo di madre – ad una bimba di 13 mesi – prima di ogni altro.

    per cui Chiara/Lanterna, hai torto. le cose sono andate peggiorando,
    quanto meno nel nostro paese, ed il testo della Liperini, che peraltro
    non ho letto – ma ho ascoltato presentazioni e numerosi interventi
    dell’autrice, e quindi so di cosa si tratta – aiuta a comprendere
    perché: il nostro dibattito pubblico, proprio qui e oggi, vede la
    femmina al massimo come massaggiatrice pompinara, valletta e mignotta.
    e l’astensione da quel dibattito pubblic – spegnere la tv – ha il
    senso del rinchiudersi in una gated community, per riferirci al post
    qui sotto a questo. quanto meno se proprio quel dibattito pubblico è
    riuscito cosí profondamente a mutare quelle che un tempo furono donne
    capaci di organizzarsi, combattere ed anche vincere qualche battaglia.
    lo sono ancora?

    spero di insegnare a mia figlia la necessità di resistere e lottare.
    anche se credo la preparerò a vivere in altri luoghi, meno barbari. ma
    sono contento quando vedo discutere di queste cose. è cosa rara.

    • EquAzioni scrive:

      @Andrea:
      perfettamente d’accordo in tutto quello che scrivi. credo anche io che le cose siano peggiorate. e ho trovato particolarmente interessante l’analisi che la Lipperini fa della presunta emancipazione femminile di tutte quelle donne veline o blogger che siano che sostengono /(o meglio) credono di usare il sesso, e il loro corpo proprio come simbolo della loro indipendenza. può darsi effettivamente che con l’uso provocatorio e indiscriminato della propria libertà sessuale si divertano di più, ma non ribaltano la questione…
      una donna intelligente non ha per forza da essere brutta. ma se usa la sua bellezza, anche consapevolmente, come arma per far valere la sua intelligenza sta comunque confermando e perpetrando il mito della donna inferiore e al servizio degli uomini.
      credo sia davvero dura, forse di più che 30 anni fa, proprio x la doppia contraddizione del mito donna-angelodelfocolare e donna-emancipata che non si sa come ma dovrebbero convivere).
      ma come dici tu dobbiamo continuare (ed insegnare) a resistere e lottare ( e prepararci a contesti meno barbari..)

    • Emanuela scrive:

      Rinfresco questo argomento perchè mi ha colpito la frase di Andrea:
      “oggi, però, la medesima donna, sempre mia madre, regala a mia figlia
      bambole che vorrebbe quest’ultima imparasse a cullare, insegnandole il
      ruolo di madre – ad una bimba di 13 mesi – prima di ogni altro.”
      Io credo che tua madre intelligente era e intelligente è. Contocorrente, attenta…
      Sono fortemente convinta che cullare non sia un’azione secondaria, negativa. Lo insegno al mio bimbo – maschio – da quando maneggia i pupazzetti. Cullare, abbracciare è un gesto fondamentale per tutta la vita di una persona. Li vediamo i risultati della nostra società a “basso contatto” e… alta ostilità, la fisicità è ormai relegata al solo sesso, toccare gli amici è quasi un tabù. Ma vado troppo lontao… Io direi di non vergognarci (cosa diffusissima tra le donne) del ruolo di madre, dei gesti affettuosi da regalare ai propri figli e alle persone care. Non sono mai abbastanza…

      • EquAzioni scrive:

        Sono fortemente convinta che cullare non sia un’azione secondaria, negativa Lo insegno al mio bimbo – maschio – da quando maneggia i pupazzetti.

        Assolutamente Emanuela. e facciamo lo stesso noi con Ale. Non bisogna vergognarsi dei gesti affettuosi. Ma come giustamente fai tu, non bisogna associarli solo alla figura femminile.

  5. elena71 scrive:

    Non partecipo alla discussione perché non ho (ancora) letto il libro, che giace tra mille altri acquistati al mercatino…

    Lo leggerò, poi rileggerò i commenti.

    Amo molto i libri che parlano di bambini, ma amo molto di più i libri PER bambini, cioè, quelli letti insieme a loro…

    Riflettendo sulla parità dei sessi, penso che più che le parole valga l’esempio.

    Mia figlia sedicenne mi diceva che il suo papà asserisce che i lavori di casa devono farli le donne, perché è roba da femmine…
    Io ho riso tantissimo al ricordo dei primi tempi insieme, quando non sapevo neanche avviare la lavatrice nè fare un caffè ed era sempre lui a fare il bagnetto e cambiare i pannolini, per non parlare del megaruttino che sapeva far fare solo lui…

    Adesso che siamo separati, lui ha una compagna che è la tipica ” domestica” mentre io ho un compagno che divide con me tutto quello che ci riguarda, compreso lavatrice e via dicendo.

    Sono contenta che mia figlia potrà scegliere quale donna vorrà essere, perché dove c’è libertà di scelta, c’è felicità.

    • EquAzioni scrive:

      @ Elena71 Riflettendo sulla parità dei sessi, penso che più che le parole valga l’esempio. Assolutamente. Il problema è proprio che l’esempio che vedono in giro (in tv, nelle pubblicità, in politica) non è affatto consolante…

  6. Gloria scrive:

    @Lanterna: anche il mio sentimento prevalente è stato la rabbia, e devo dire che ogni volta che ripenso a dei passi del libro riaffiora…
    Oltre alla rabbia, però, un senso di consapevolezza profondo, direi.

    @Andrea: il libro della Lipperini è perfettamente calato nella realtà di oggi (fatine, giocattoli e TV compresi), ma il libro della Belotti parla dei “fondamentali”. Quelli, purtroppo, sono attualissimi, e invariati da 30 anni a questa parte…

    • EquAzioni scrive:

      Eh si, il fatto che sia più calato nella realtà di oggi è l’unico motivo per cui ho detto che forse forse, per qualcuno, potrebbe essere più semplice e invogliante leggere quello della Lipperini.

  7. Lanterna scrive:

    Io non credo che la situazione oggi sia peggiore di quella del 1973. Sicuramente peggiore che negli anni 80/90, per carità, ma migliore di quella del 73.
    Nonostante i nuovi condizionamenti a cui la nostra società sta tornando, le nostre figlie hanno alle spalle una o due generazioni di donne che hanno potuto studiare e lavorare. Le donne hanno strumenti anche legislativi per affermare la propria indipendenza, e questi strumenti nel 73 non c’erano: non si poteva divorziare, non si poteva abortire, la violenza domestica non era riconosciuta. Oggi non è tutto rose e fiori, ma si parla più di condizionamenti culturali che di effettivi ostacoli: nulla impedisce a mia figlia di diventare primario di un ospedale o di progettare ponti, sulla carta. La sfida è fare in modo che mia figlia preferisca Rita Levi Montalcini ad Hannah Montana e che mio figlio desideri una compagna intelligente e colta piuttosto che la bambolina che dice sempre sì.
    Ma negli anni 70 una ragazza della piccola borghesia difficilmente poteva aspirare a più che a un buon matrimonio.

    • EquAzioni scrive:

      Beh si Lanterna, se consideri gli aspetti giuridici economici e più concreti della condizione femminile, non si può negare che ci siano stati dei miglioramenti.
      Ma il libro analizza non tanto i diritti “politici” delle donne quanto appunto i condizionamenti sociali e l’immagine che uomini e donne hanno del “femminile”. E questi purtroppo non sono affatto cambiati – anzi per alcuni aspetti sono appunto peggiorati.

      Proprio perchè all’ideale remissivo si è aggiunto e sovrapposto quello sessualmente emancipato. In realtà anche quelle donne che affermano di usare consapevolmente il loro corpo come prodotto, come arma, non stanno mettendo affatto in discussione i principi di fondo che tengono la donna relegata in secondo piano e la considerano un oggetto ad uso e consumo degli uomini.

      La sfida è fare in modo che mia figlia preferisca Rita Levi Montalcini ad Hannah Montana e che mio figlio desideri una compagna intelligente e colta piuttosto che la bambolina che dice sempre sì.

      QUOTO IN PIENO!!

      • Vale scrive:

        Considerazioni davvero, davvero interessanti.

        Effettivamente più la donna afferma di essere lei a decidere di usare il proprio corpo per farla “franca”
        in QUESTO tipo di società, più non fa altro che alimentare questo stato di cose e fare il gioco del “nemico”, che,
        a questo punto, non ha neanche più bisogno di spingere perchè determinate cose vadano in determinate situazioni.

        Onestamente sono MOLTO preoccupata per questo nuovo stereotipo della donna, che tra le altre cose,
        è pure contradditorio, perchè come si può pretendere che la notte, in camera da letto, la mogliettina si trasformi
        nella tigre del divanetto, quando il giorno deve essere la crocerossina del focolare?!?!?

        Sono preoccupata del tipo di stereotipi che Ale, come Marco, e come tutti gli altri, si troveranno
        VOLENTI O NOLENTI a loro confronto
        (nonostante TUTTI gli accorgimenti educativi che noi tutti avremo messo in atto)
        …perchè andranno a scuola…e fuori…e sull’autobus… etc..etc…
        e purtroppo, la maggior parte, andranno nel senso contrario.
        Motivo in più per farsi domande.
        E per scegliere di proseguire sulla linea educativa da noi impostata.
        Ma…ce ne saranno ancora abbastanza, in giro, di Rita Levi Montalcini?
        O ci saranno, per lo più, “Ruby Rubacuori”?!?!?

        @@@@@@@@@@@@@@@@@@@
        (covoni di fieno che rotolano nel deserto…)

        • EquAzioni scrive:

          più la donna afferma di essere lei a decidere di usare il proprio corpo per farla “franca” in QUESTO tipo di società, più non fa altro che alimentare questo stato di cose e fare il gioco del “nemico”

          questo è esattamente il punto di vista del libro “Ancora dalla parte delle bambine” di un’altra autrice ma che prosegue egregiamente il discorso iniziato 30 anni fa, attualizzandolo appunto alla luce di veline e donne aggressive che usano il sesso per emanciparsi.
          in effetti una donna emancipata anche dal punto di vista sessuale è meglio della donna casalinga sottomessa anche sessualmente ma a ben guardare se l’unica arma per farsi valere deve essere quella sessuale forse in realtà non ci siamo poi spostati troppo dallo stereotipo di genere… Anzi forse è ancora più complicato per una bambina / donna di oggi riuscire a conciliare questi aspetti cosi schizofrenici dell’essere donna.
          Si. i nostri figli cresceranno in una società sessista. stereotipata. forse cresceranno diversi. perchè saranno i pochi a farsi domande. sarà dura per noi e forse anche per loro. ma credo che ne varrà la pena!

    • EquAzioni scrive:

      @Lanterna un’ultima considerazione un pò più politica-critica.
      Nel nostro governo ci sono anche un sacco di “ministre”. E sono tutte quante anche molto affascinanti. Ripeto , una donna intelligente non ha per forza da essere brutta. Però per quanto una donna sia intelligente e brava, verrà per prima cosa valutata per la sua bellezza. Cosa che per un uomo non avviene. Qui sta il punto.
      Tra l’altro il ruolo stesso che il nostro governo assegna a queste ministre è sempre e comunque un pò quello di vallette ( e si dà il caso, che perlomeno una di loro arriva da quel mondo…). Per non parlare poi dei comportamenti del nostro premier e delle sue frequenti battute sessiste da bar (l’ultima durante la firma di un trattato internazionale contro i “trafficanti di corpi” per combattere l’immigrazione clandestina in cui afferma che potremmo chiudere un occhio per quelli che ci portano le fighe..)
      L’esempio non è affatto dei migliori..
      Tra l’altro non saprei nemmeno quantoPerò l’immagine che ci dà questa situazione è comunque sempre

      • Vale scrive:

        Oh, beh, se la buttiamo sulle scelte di QUESTO governo ci addentriamo in un ginepraio da cui difficilmente ci si esce.
        Infatti Prodi aveva scelto tra le altre una ministra (la Bindi) che a detta del nostro “Sire” è “bella quanto intelligente”
        (sorvoliamo su ogni altra considerazione…)
        Ecco: non mi pare che belle e meno belle abbiano fatto granchè.
        Però, purtroppo il clichè esiste.

  8. Vale scrive:

    Sapete già se il nuovo lieto evento sarà “rosa” o “azzurro”, giusto per rimarcare un pò il sessismo?!?!? ^_*

    Chissà che bella sfida, per voi, se fosse femmina, potervi misurare con questa nuova avventura
    avendo alle spalle queste belle considerazioni?!?!?
    Io questa occasione, per ora almeno, non l’ho avuta… ho due bei maschietti riottosi e creativi anche se volgari alle volte :D

    • EquAzioni scrive:

      eh vale! non ancora.. avremo la morfologica a fine mese e forse li scopriremo il sesso. in effetti, sì! ci piacerebbe una bella femminuccia. effettivamente potrebbe davvero essere una bella sfida per vedere se riusciremmo davvero a crescerla senza una marcata educazione di genere!

  9. mammadifretta scrive:

    ho appena finito di leggere quello della lipperini…però da attenta osservatrice quale sono, come te leggo sessismo ovunque..compresi i discorsi tra mamme…purtroppo.
    Mia figlia non ha i buchi alle orecchie (mi sono sentita dire : ma sono così carine le bambine con i buchetti…ma dai, povera(?) faglieli…) e non è battezzata perchè per lei voglio libertà e consapevolezza…ma sapessi quanti muri gia tra nonni, zii/e è una lotta continua. leggerò anche questo.

  10. Chiara scrive:

    Ma solo mio marito fa i lavori di casa senza lamentarsi, anzi senza nemmeno che io glielo chieda? Per lui è naturale, dato che sa che a me non piace occuparmi della casa (infatti è più bravo lui di me).
    Più che una questione di femminismo/maschilismo, a me sembra un naturale accordo tra persone che si amano…i bambini non si educano con “immagini e ruoli di genere” ma semplicemente con l’esempio dei genitori.
    Piuttosto, secondo me, è più preoccupante il fatto che il nostro Stato non investa nulla per la famiglia, per cui una mamma o un babbo non hanno la possibilità di poter educare veramente i loro figli, perchè sono sempre a lavorare e non li vedono mai!

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