A tutti coloro che credono che un muro, un allarme, una telecamera, o una pistola possano risolvere tutti i problemi di sicurezza.
A tutti coloro che credono che la auto-segregazione in quelle che sono chiamate Gated-communities sia la soluzione per tener lontana la violenza dalle proprie famiglie.
A tutti coloro che preferiscono chiudere gli occhi sull’ingiustizia e la miseria e vogliono barricarsi in un piccolo mondo di agio e sicurezza, alla faccia di chi ne rimane fuori.
A tutti coloro che non si pongono domande su queste disparità, e credono sia giusto cercare solo di tutelarsi, difendere le loro proprietà e preservare i proprio vantaggi ( per salvarsi la faccia e la coscienza basta qualche messa e qualche offerta alle ONG)
A tutti coloro che sostengono che ronde, vigilantes e tutti gli altri strumenti utilizzati dalla attuale società sicuritaria , NON siano un tentativo pericoloso e miope di risolvere i problemi..
.. consigliamo vivamente di guardare questo meraviglioso, sconvolgente film del 2008 di Rodrigo Plá.
L’abbiamo trovato per caso in biblioteca e ci ha subito colpito. Appena iniziato ci poi siamo accorti che alcuni frammenti del film erano stati utilizzati nella mostra La città fragile, appunto nella sezione relativa alle Gated Communities.
Il film è molto forte, ben girato, con molte riprese come se fossero state catturate dalle videocamere di sorveglianza e in alcuni punti, claustrofobico, angosciante e violento. Ma rappresenta magnificamente la violenza di una città violenta come Città del Messico, e il tentativo ignobile degli abitanti di un quartiere benestante di tirarsene fuori e vivere come se nulla fosse, al di là del muro con telecamere e filo spinato.
Dire che il film abbia un lieto fine è decisamente una parola grossa. Indubbiamente c’è un segnale di speranza, un gesto di ribellione all’ipocrisia e all’ottusità degli adulti messo in atto dal protagonista ragazzino Alejandro.
E c”è la dimostrazione che l’obbedienza e il conformismo non sono necessariamente virtù (come diceva Don Milani) e che serve tanto tanto coraggio per rompere gli schemi, affrancarsi dalle catene del sangue e della violenza, dalla storia e dalla legge.












