Il giorno in cui il leone regalò una coda…

Il giorno in cui il leone regalò una coda agli animali – Favole dall’Africa Nera
€ 7.50  Pag. 47
Edizioni Terre di Mezzo

Spesso durante gli incontri di “Nati per leggere” o durante i laboratori multiculturali che portiamo in giro con l’Officina dei Colori leggiamo storie tratte dalle culture di vari popoli del mondo.

E’ davvero bello scoprire aspetti delle altre culture attraverso la letteratura per l’infanzia ed è altrettanto importante per i bambini  (ma anche per gli adulti) conoscere – e capire – gli altri popoli anche in questo modo.  A volte però ci riesce davvero difficile riuscire a trovare storielle che siano “adatte ai nostri bambini”

Si,  perchè se è vero che le “nostre” fiabe sono popolate di matrigne cattive che avvelenano le figliastre o le costringono ai lavori più umili,  genitori che abbandonano i figli alla prima difficoltà economica o orchi e vecchiette che si cibano di bambini, nelle leggende e fiabe del “Sud del mondo”  la morte, la miseria, e le ingiustizie sono davvero all’ordine del giorno e spesso espresse in modo molto poco poetico.

Attenzione, non intendo dire che  anche le fiabe del terzo mondo esprimano l’arretratezza e l’inciviltà di quei popoli, come in molti superficialmente affermano, ma al contrario che abbiano la funzione di far elaborare e assimilare ai bambini la cruda realtà che li circonda (e di cui spesso, noi occidentali siamo, se non colpevoli, complici..) e per questo possono risultare davvero un pò troppo forti per noi.

Ecc0ne un esempio:

La vendetta del leopardo

C’era un tempo in cui un cucciolo di leopardo si perse sull’altopiano.
Un elefante che passava di lìnonlo vide e lo calpestò.
Ilcucciolo  fu trovato morto dalle iene, che corsero ad avvertire il leopardo.
Gli dissero:”Iltuopiccolo èmorto,lo abbiamo trovato tra le alte erbe gialle  dell’altopiano!”
Illeopardo gridodi  rabbia e di dolore,poi  chiese:” Chi l’ha ucciso? Ditemi chi l’ha ucciso che mi voglio vendicare!”
“E stato l’elefante!” risposero.
“L’elefante?” chiese ancora il leopardo.
“Si, l’elefante!”
Il leopardo pensò a lungo cupo poi disse: ” No, non è stato l’elefante. Sono state di sicuro le capre, ma mi vendicherò!”
E il leopardo furioso corse verso le alte erbe dove pascolavano le capre e le sbranò tutte.

Secondo me è una storiella fantastica che racchiude tutto il concetto di ingiustizia e sopraffazione  del più debole ma il dubbio che mi coglie è il seguente:  non è che leggendola ai nostri bambini,  la morale che ne ricaverebbero  sarebbe  invece proprio che il modo migliore per essere vincenti nel mondo è mostrarsi forti con i deboli e deboli con i forti?

Un’ultima cosa,  i libri di Terre Di Mezzo come questo, vengono spesso venduti per strada dai “vu cumprà”, che in questo modo guadagnano un pò di più  e in modo lecito, rispetto a merce contraffatta, perciò se vi interessa il libro e volete comprarlo, guardatevi intorno!

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Una risposta a Il giorno in cui il leone regalò una coda…

  1. Sara scrive:

    Sono pienamente d’accordo: le fiabe non contengono solo elementi fantasiosi e magici, ma anche informazioni relative alla realtà territoriale e culturale in cui sono state prodotte. Costituiscono quindi un canale privilegiato per immaginare, incontrare e comprendere ciò che risulta ai nostri occhi diverso.
    Anch’io, nel corso di un’esperienza di tirocinio in una scuola primaria, mi sono servita di questo tipo di narrazione per guidare i bambini nello sviluppo di un atteggiamento di sensibilità interculturale. Per raggiungere questo scopo abbiamo analizzato varianti geografico-culturali di una stessa fiaba, tra cui Cenerentola (di cui esistono più di trecento versioni al mondo), e grazie a quest’attività abbiamo individuato somiglianze e differenze e abbiamo cercato di approfondire il modo in cui un gruppo umano fa esperienza del proprio ambiente.
    Effettivamente alcune versioni possono risultare “crude”. Nella variante cinese di Cenerentola, ad esempio, emerge l’usanza antica di fasciare i piedi come segno di bellezza e nobiltà. Gli stessi bambini, però, hanno sottolineato che questo elemento dà senso all’enfasi posta sulla scarpetta e sul piede minuto della protagonista, un aspetto che nelle altre versioni non è molto chiaro.
    Credo quindi che si possano proporre ai nostri bimbi anche storie “poco poetiche”, ma che sia necessario guidarli nella loro interpretazione per evitare i rischi di cui avete accennato.
    Scusate per il commento un pò lungo, ma è un argomento che mi sta a cuore e che spero affronterete ancora per darci spunti su cui riflettere.

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