La pubblicità non è una cosa da bambini
La pubblicità non è una cosa da bambini – Landi Paolo
€ 8,50 Pag 96
Editore La Scuola 2009
Dobbiamo salvare i bambini dalla guerra. E c’è una guerra in atto tra industrie e marchi concorrenti. In pubblicità si usa un linguaggio militare. Si fanno “campagne“. I consumatori sono definiti “target“, obiettivi da colpire, con messaggi “mirati“. Si “lanciano” prodotti come bombe, seguendo precise “strategie”. I clienti in un supermercato che rispondono ad una indagine vengono “intercettati” e si usano moltissime metafore della guerra biologica e del terrorismo, come marketing virale e guerrilla marketing.
Questa è una guerra che deve essere combattuta tra soldati adulti, i bambini vanno tenuti lontani da tutto questo.
Ho scelto questo estratto del libro di Paolo Landi perchè è quello che più riassume il ragionamento che sta dietro a questo libro. I bambini devono poter star lontani dalla pubblicità e dal marketing il più a lungo possibile (almeno fino ai 7 anni e possibilmente fino ai 10) e pertanto non è nemmeno giusto “introdurli” alle tecniche pubblicitarie gia alle elementari con il pretesto di “smontare” la pubblicità e comprenderne i meccanismi (anche perchè essendo fondata sul colpire emotivamente ed irrazionalmente chi la guarda, è piuttosto difficile da analizzare e non c’è poi molto da smontare.. .
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Paolo Landi non è un pubblicitario pentito o un critico della società dei consumi, al contrario è il direttore della pubblicità della Benetton; però ha scritto diversi libri critici su TV, internet e pubblicità (che spero di recensirvi a breve):.
Sputa nel piatto in cui mangia? Assolutamente no, semplicemente è appassionato del suo lavoro, apprezza tutta la bellezza e l’utilità della pubblicità ma da profondo conoscitore ne critica alcuni aspetti, sopratutto quelli che riguardano l’effetto sui bambini ( quando si parla di bambini in qualunque campo, occorre basarsi su cio che è giusto per loro, su ciò che è meglio per loro, e non su quello che conviene agli adulti – o al sistema economico e produttivo..).
Semplicemente Paolo Landi è profondamente convinto che un bambino che cresca in una famiglia che si occupa del suo sviluppo fisico e armonico lasciando da parte il nutrimento “intellettuale di TV, Interne e Pubblicità possa diventare un adulto migliore e non crede che possa diventare un disadattato ed un emarginato solo perchè a scuola non potrà partecipare alle discussioni sul Grande Fratello.
Proprio quest’ultima, è una delle principali preoccupazioni riguardo alle nostre scelte educative e si ripropone ogni volta che chiacchierando salta fuori che non abbiamo la TV. Anche perchè in effetti non possiamo negare che a volte noi stessi ci sentiamo un po tagliati fuori quando in compagnia, o in ufficio le chiacchiere cadono inevitabilmente se non sul Grande Fratello, su Iene, AnnoZero, Zelig o Colorado Cafe vari…
Che ne pensate?








Andrea
said,
ottobre 20, 2009 @ 14:33
anche noi ci poniamo il problema: Tullia ha 10 mesi e per ora siamo
(circa) senza televisore (in verità possediamo un decoder ed abbiamo
un paio di monitor… stanno in stanze diverse, ma volendo…).
quel che ci domandiamo è: cosa accadrà quando la piccola andrà
all’asilo? e quando andrà dai nonni, che hanno una televisione in
quasi ogni stanza (forse il bagno si salva)?
ma il problema non è solo la pubblicità (a proposito, i canali
, semplicemente
digitali dedicati ai bambini, o quelli satellitari, sono uguali ai
vari raiunduetrequattrocinqueseisette?): Tullia è una bambina, ed il
problema dell’identità ed il ruolo di genere è una cosa che ci
preoccupa (strano, sono piú preoccupato io di quanto lo sia la
mamma…). I modelli femminili che la televisione ed in particolare i
programmi per i piú piccoli propongono sono, per me “costretto” a
leggere “Dalla parte delle bambine” da piccolissimo (volevano
convincermi a fare i lavoretti di casa…
inaccettabili. E cosa dire degli asili, o dei libri di testo delle
elementari? (BTW, recensirete anche “Ancora dalla parte delle
bambine”?)
e pur tuttavia non siamo ancora sicuri che eliminando la televisione i
problemi scompaiano.
fate bene a tener vigile l’attenzione sulla cosa.
ciao ciao
andrea
EquAzioni
said,
ottobre 22, 2009 @ 22:55
eh si purtroppo il problema sarà “il mondo esterno”… Finchè son piccoli e “pendono dalle nostre labbra” e non hanno nemmeno più di tanto riferimenti esterni, credo sia facile tenerli lontani da certi brutti vizi ed educarli secondo i nostri principi. La cosa si fa dura quando arrivano nonni, compagni e maestri ad interferire e soprattutto poi la pressione a conformarsi agli amici si farà sentire..
Però possiamo comunque essere sicuri che anche se a 4 -5 -10 anni dovremo cedere e rimettere la tv in casa, avremo risparmiato ai nostri figli MIGLIAIA di ore di pubblicità e programmi scadenti, avremo regalato loro ore di attenzione e affetto e avremo insegnato loro a impegnare il proprio tempo ( e a goderne) in modo alternativo.
Questo non signfica che tutti i mali arrivino dalla televisione nè che “spegnendo” la tv essi scompaiano, ma quel che è certo è che sprecare tempo davanti alla tv di certo non fa bene allo sviluppo fisico e morale del bambino.
Concordo pienamente sulle preoccupazioni riguardo ai modelli femminili…
Il libro che citi lo conosco di fama ma non l’abbiamo mai letto. Appena ci capita fra le mani non mancheremo di leggerlo e recensirlo.
ciao