Gioco libero e sandplay therapy

Con la nostra associazione culturale portiamo in giro ormai da anni laboratori ludico-didattici che hanno lo scopo di far capire ai bambini e ai genitori l’importanza del gioco per lo sviluppo psico-fisico, oltre che ovviamente farli divertire.  Sono didattici perchè inevitabilmente attraverso il gioco, finiscono per imparare qualcosa, ciònonostante la finalità non deve essere questa altrimenti non si parlerebbe più di gioco ma di una lezioncina mascherata da qualcosa di più o meno divertente.

sabbiera

Quello che cerchiamo di trasmettere con le nostre attività, e che ovviamente cerchiamo di mettere in pratica quotidianamente con Ale, è che il gioco è un mezzo  fondamentale per conoscere sè stessi e il mondo, sviluppare la propria creatività,   imparare a relazionarsi con gli altri, scoprire e sperimentare regole sociali e leggi scientifiche ed esprimere i propri stati d’animo.

Durante il gioco cosiddetto libero quindi, il bambino deve lasciarsi guidare dai propri sentimenti, deve lasciarsi trasportare dalla fantasia e seguire le sensazioni che materiali, profumi e colori scatenano in lui.   Anche se spesso la fretta e la stanchezza ci porterebbero ad approfittare dei momenti di pace regalati dal gioco libero dei nostri bimbi, in realtà proprio durante questi momenti il genitore, o l’educatore, deve mantenere un atteggiamento distaccato ma allo stesso tempo molto atttivo.   In pratica non si deve partecipare attivamente, e in qualche modo perciò inevitabilmente influenzare, il gioco del bambino, ma si deve rimanere attenti osservatori del loro modo di giocare.  In questo modo, si ha la possibilità di conoscere meglio il proprio bambino e si è anche eventualmente in grado di cogliere per tempo segnali di malessere.

Questo lunghissimo preambolo per parlarvi di un articolo letto su Pianeta Mamma riguardante la Sandplay Therapy.

Della sandplay therapy (che altro non è che una terapia basata sul giocare con vari oggetti all’interno di una sabbiera) i avevo già sentito parlare e di primo acchito avevo pensato all’ennesima trovata di moda pseudo psicologica che in fin dei conti scopre l’acqua calda:  far giorcare i bambini con la sabbia fa bene alla psiche perchè è liberatorio… In realtà non sapevo che fosse una pratica ben più articolata e radicata e soprattutto che fosse rivolta anche agli adulti!!

sabbiera casalinga

Ora,  senza nulla togliere alla serietà della teoria elaborata nientepopodimenochè da una allieva di C.J. Jung mi chiedo:  Perchè un genitore deve continuamente vietare al proprio figlio di toccare la terra e  manipolare la sabbia per paura che si sporchi per poi correre anni dopo dallo psicologo in caso di “disturbi del comportamento” o malesseri vari per farlo giocare con la sabbiera?

Tanto meglio, come conclude anche l’articolo di PianetaMamma, approfittare sin da subito dei momenti in riva al mare (ma non solo, perchè è possibile senza grossi sforzi e difficoltà costruirsi una minisabbiera anche sul balcone) per far giocare i nostri piccoli, osservarli e magari unirci a loro per creare splendidi mondi immaginari.

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