Cheeky monkey!

Cheeky Monkey: espressione inglese che letteralmente significa scimmietta sfacciata – dispettosa ma che si usa spesso per richiamare in modo amorevole i bambini birichini che si comportano in modo impertinente.  Anche se non è così forte, può essere paragonabile a un tenero “faccia da schiaffi“…

cheeky-monkey

Io e Francesca abbiamo un problema:   Ale sta cominciando a manifestare i primi segni di autodeterminazione e in più di un’occasione cerca perciò di  “sfidare la nostra autorità”,  ignorare i divieti e mettere alla prova la sua e la nostra forza di volontà.  Ad esempio capita  che, seduto sul seggiolone, voglia ( e non riusciamo nemmeno a capire come riesca) mettere il piede sul tavolo, oppure prenda il cibo dal piatto e lo butti in terra. 

Ebbene, in queste circostanze noi lo redarguiamo ma lui in barba al nostro sguardo severo, esita qualche secondo e poi con un mezzo sorriso compie il gesto vietato!   A volte addirittura fa segno con il dito e scuote la testa come per dire ” No, No, non si fa!” e poi con uno scatto veloce fa spuntare il piedino o butta il cibo questa  volta da sotto il seggiolone e non da sopra…

Il problema è che “disobbedisce” con una tale disinvoltura e con quel sorrisino sfacciato che il  più delle volte non riusciamo a non ridere (tra l’altro il suo caratterino  è pienamente ereditato da mamma e papà quindi non possiamo nemmeno fargliene più di tanto una colpa…!!) .  Fortunatamente questo capita a turno,   e mentre uno dei due scappa in sala soffocando le risate, l’altro riesce a continuare  a fare il genitore “severo”, però inevitabilmente il rimprovero  perde un pò di credibilità.  Si,  perchè se ci vede ridere, giustamente pensa che sfidarci sia un gioco, o che il divieto sia per finta, o che il buttare in terra il cibo o mettere i piedi sul tavolo sia divertente e così si sente ancora più giustificato ed invogliato a farlo, ed è la fine…

Però proprio a volte non riusciamo a trattenerci quindi vi chiediamo ,  visto che siamo consapevoli che con il crescere questi comportamenti si faranno ancora più coscienti e sfacciati,  se vi capita e come riuscite a comportarvi…

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8 risposte a Cheeky monkey!

  1. nicoz scrive:

    eheh io so ancora lontana da quella fase ma so ke prima o poi arriverà e allora mi sto preparando.
    sto leggendoquesto
    http://www.amazon.fr/Poser-limites-son-enfant-respecter/dp/2883533881/ref=sr_1_2?ie=UTF8&s=books&qid=1252582323&sr=8-2
    che pero’ è unfrancese! l’ho cercato su ibs ma nn è stato tradotto.

    la tipa che l’ha scritto io l’adoro (http://www.cdumonteilkremer.com/)
    e se masticate un minimo di francese fate lo sforzo di tradurvelo (è un libricino smilzo)

    è bello come nel suo libro la Catherine Dumonteil Kremer riesca a farci capire che molti modi di educare ci vengono “imposti” dal nostro passato e nn per forza son frutto di una scelta cosciente.

    e dice pure che i “no” che dice il bambino nn sono di sfidarci ma per capire dove arrivi davvero il limite!
    :) )

    • EquAzioni scrive:

      Ciao Nicoz, certo che arriverà, e sarà comunque una fase bellissima. basta prenderla con lo spirito giusto ed equilibrando leggerezza e severità.
      E certo che i suoi no! non sono delle sfide, ma esercizi per sondare i suoi e nostri limiti (i bambini non sono essere manipolatori e diabolici – come invece vorrebbe far credere Estivil – di cui stiamo leggendo un paio di libri trovati negli scaffali dell’usato.. – agghiaccianti!)
      Grazie per la segnalazione del libro – la frà un po di francese lo mastica ( o perlomeno dovrebbe…) quindi vedremo, abbiamo trovato pure una versione in spagnolo , forse è ancora piu facile.
      ciao a presto

  2. chiara scrive:

    Ah ah ah! Pure michele lo fa! E se lo sgrido mi picchia pure… certe manate!!!
    E cosa ci vogliamo fare? Crescono e ci mettono alla prova… per vedere fino a dove possono arrivare…
    Io direi che comunque gli si dice no fino allo sfinimento laddove è necessario (per esempio il cibo buttato in terra ecco forse è meglio mantenere la linea durae) per il resto chiudiamo pure un occhio e facciamoci anche una risata perchè quel che è certo è che non lo fanno mica per cattiveria… è solo perchè stanno crescendo e scoprono ogni giorno una nuova diavoleria… AAAAARGH!!

    Pensa che michi si infila nella lavastoviglie e pretende di svuotarla lanciando piatti e bicchieri dappertutto…. AIUUUUUTO!

    baci al piccolo monello

  3. kiki scrive:

    Teresa si comporta uguale, capisce benissimo quando le dico di non fare qualcosa…e puntualmente lo fà.Certi giorni sono un macello, si arrampica sui mobili, scrive ovunque, tira le cose.Inutile dirle di non farlo, ne dolcemente ne un pò arrabbiati…si ostina ed è peggio. Se distrugge cose o pasticcia le togliamo subito tutto, quando corre via e cerca di scappare, la riacchiappiamo e la leghiamo nell’odiato passeggino “se non sei abbastanza brava per camminare sola devi stare seduta come i bimbi piccoli”.
    TERESA E’ UNA PESTE, MA ANCHE LEI SIMPATICISSIMA, CI FREGANO COSI’.

  4. ANNA scrive:

    Ciao! al volo perché tra poco andrò da 15 nani, dico 15 e tra un mese saranno 24, che hanno da poco smesso di lanciare il cibo per terra ridendo. Ora lo fanno seriamente…
    Credo anch’io che si tratti di un misto fra il gioco e la sfida per scoprire qual è il limite, e per luuuunga esperienza di educatrice al nido posso dirvi che, tenendo duro con l’esercizio mimico (senza arrivare all’urlo, possibilmente, ma senza ridere) dopo qualche mese i pargoli trovano altri terreni di gioco e scoperta.
    Dare loro un piattino con del cibo e un cucchiaio personale può aiutare nel superamento della fase di lancio.
    A questo punto passano dal gettare ridendo allo spargere seriamente ciò che nel tragitto piatto-bocca trova sentieri alternativi verso il pavimento.
    Noi al nido coi bimbi di 18-24 mesi siamo in questa fase. Le povere commesse sono nella fase: mani nei capelli.
    Buona giornata e un bacino a tutti i piccoletti.

  5. nicoz scrive:

    uh cheffico il titolo tradotto in spagnolo! cmq si’ leggetevelo, a me è piaciuto tanto
    :)

    (maro’ “estivil” mi fa paura^^)

  6. Vale scrive:

    AHAHAHAH…rido perchè mi viene in mente la faccia del mio “Marco-testa_da_calabrese” (calabrese in senso non geografico-dispregiativo ma come testa dura :) del suo papà)

    ordunque:
    anche a me spesso e volentieri viene da ridere…ed il problema si fa serio in quanto sono sempre quasi da sola…quindi non ho nessun altro che mi da il cambio.

    In ogni caso:
    quando mette il piedino sul tavolo (o spinge indietro la sedia, o vuole scendere, o lancia il cibo per terra, etc…) fermamente gli parlo e gli spiego. gli do una seconda chance, insomma. se non funziona passo alla fase due, ovvero tolgo il piatto/bicchiere, allontano in caso di calci o avvicino in caso di piedi sul tavolo la sedia… se va male cioè si mette a piangere mi rendo conto che è stanco o ha qualcosa. Al che o tento la strada della comprensione distraendolo, oppure lo isolo mandandolo in salotto a giocare. Al che si pente e il più delle volte vuole solo stare in braccio.
    In casi estremi ho dovuto interrompere la cena, ma c’era sempre un motivo superiore.

    diverso è il caso della sfida. se non è nervosismo, se ad esempio se lancia per terra qualcosa (forchetta, il suo piatto-ventosa, pane, etc…) lo slego dalla sedia e con tono fermissimo gli chiedo gentilmente di raccoglierlo e di darmelo. lo fa una, lo fa due, lo fa tre, anche di seguito, alla fine la smette, e alla prima volta che lo fa di nuovo, alla prima che gli faccio raccogliere non lo fa più.

    in ogni caso la sfida è la sfida…io non so, nel lungo termine, cosa davvero valga la pena “raccogliere”…

    • EquAzioni scrive:

      @Vale

      in ogni caso la sfida è la sfida…io non so, nel lungo termine, cosa davvero valga la pena “raccogliere”…

      esatto. come ho scritto in “Usi obbedir tacendo” credo proprio che la cosa più difficile sia riuscire a mantenersi in equilibrio tra il rispetto delle regole e del nostro ruolo educativo, e il rispetto del bambino e della sua spinta all’autonomia e alla “ribellione”. al bambino serve capire quali sono i limiti, ed eventualmente quali limiti è giusto sfidare.
      ignorare la sfida può essere controproducente quanto raccoglierla gettandosi in un muro contro muro. a volte una bella risata, scappata di fronte ad un faccino insolente, può essere la via d’uscita…

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