Cose di Questo Mondo è un film di Micheal Winterbottom che abbiamo scoperto per caso curiosando nella biblioteca locale. Non è un film sconosciuto, è del 2002 e ha vinto pure l’Orso d’Oro al Festival di Berlino l’anno successivo però di sicuro non è di quei film da “cultura” di massa che girano a lungo nelle sale e di cui tutti parlano.
Anche perchè in effetti non è proprio un film leggero e scorrevolissimo, a partire dal fatto stesso che per rendere di più l’oggetto della narrazione il film non è doppiato e per la maggior parte del tempo è parlato in afgano….
Ciononostante è un film davvero bello, tremendo e agghiacciante in alcuni momenti, e fa molto riflettere e aprire gli occhi su quella che viene considerata da molti la piaga dei nostri tempi, l’immigrazione. Infatti tramite gli occhi dei due ragazzi protagonisti del film, Jamal e di Enayatullah, che dal campo di profughi afgani vicino a Peshawar in Pakistan cercano di raggiungere Londra e le opportunità che l’Occidente sembra promettere loro, abbiamo la possibilità di vivere la questione da un punto di vista diverso. Che non è quello di ricchi e comodi cittadini del mondo che hanno la sola paura (ossessione) di veder compromessi la propria sicurezza e i propri privilegi ma quella di due ragazzini che nella speranza di un futuro migliore investono tutto quello che hanno e mettono a repentaglio la loro vita per mettersi nelle mani di disonesti trafficanti di clandestini.
Non voglio svelare il finale, che ovviamente, NON può essere a lieto fine, ma sappiate che i minuti di schermo completamente buio con le urla dei profughi chiusi in un container per più di 40 ore durante il trasporto marittimo da Istanbul a Trieste sono i minuti più sconvolgenti e agghiaccianti che io abbia mai visto in un film.
La mia speranza è che molti di coloro che considerano con superficialità il problema dell’immigrazione, di coloro che considerano i profughi delle bestie proprio perchè riescono a sopportare viaggi di questo genere e che non riescono o non vogliono immaginare la triste realtà da cui queste persone provengono, vedano questo film e riescano a lasciarsi andare ad una qualche positiva riflessione sul futuro di questo pianeta e della nostra specie, e che magari riescano ad indignarsi quando il loro premier sostiene che quelli che cercano di approdare non sono dei rifugiati, ma persone che hanno pagato un biglietto e che non sono spinte da una speciale situazione all’interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali e sono quindi criminali loro stessi. (..Come se uno che sta scappando da un regime possa presentarsi all’aereoporto del suo paese farsi scrivere sul passaporto che è un rifugiato ed imbarcarsi in prima classe… !!!)
Purtroppo temo che chi la pensa così difficilmente si avvicinerà ad un film del genere o riesca a superare i primi minuti, e quindi le situazioni allucinanti che affrontano i “clandestini” , la miseria e l’ingiustizia che subiscono rimarranno ancora per lungo tempo “cose di questo mondo” .












