Zingari di Merda!
Quanti di noi avranno pronunciato o pensato questa frase, vedendo handicappati finti, o veri, mendicare in metropolitana o davanti alle chiese, vedendo bambini sporchi e malvestiti bigellonare nelle piazze o nelle stazioni in cerca di qualche turista da borseggiare, o semplicemente vedendosi chiedere, con fin troppa insistenza, da uomini, donne, handicappati o bambini, comunque malconci, di pulire il vetro della propria auto al semaforo?
Quanti di noi avranno pronunciato o pensato questa frase, sentendo qualcuno raccontare di uno scippo o di un furto in appartamento?
Quanti di noi avranno pronunciato o pensato questa frase, vedendo qualsiasi spazio periferico in mano al degrado, alla sporcizia e ai rifiuti?
Zingari di merda è da qualche anno diventata la frase che meglio racchiude l’insofferenza di noi italiani, verso un popolo così lontanto dal nostro ideale di cultura e di civiltà quanto vicino e presente nella nostra quotidianità. Un popolo la cui diversità è per noi fonte di insicurezza, reale o percepita, e che rappresenta per cittadini ed istituzioni un facile capro espiatorio, vero o presunto, di tutti i mali della nostra società.

Zingari di merda è però anche il titolo di un libro di Antonio Moresco completato dalle fotografie di Giovanni Giovannetti, edito nel 2008 dalla Effigie (pg 93 € 15,00)
A questa frase il protagonista zingaro del libro Dumitru è cosi abituato che lui stesso la usa “amorevolmente” come presa in giro ai suoi amici e compagni nomadi.
Il libro è il resoconto del viaggio dei tre da Pavia fino alle zone più desolate e povere della Romania dalle quali provengono la maggior parte dei Rom che vivevano accampati nelle aree abbandonate e altamente inquinate da rayon, benzene, antracene ecc. dell’ex Snia di Pavia ( e sgomberati dall’amministrazione di sinistra nell’agosto del 2007).
I luoghi e le persone visitate raccontano di disperazione, degrado e miseria, a dei livelli che non riusciremmo nemmeno a concepire e che rendono una baracca di periferia tra topi e sporcizia quasi un luogo di villeggiatura..
Il libro cerca di andare a fondo nelle motivazioni che spingono da secoli un popolo a non avere una terra, delle leggi scritte, a spostarsi continuamente a vivere ai margini delle società e delle nazioni che li accolgono e li respingono , in un misto di anarchismo e fascismo, parassitismo, opportunismo, fierezza e libertà.
Il libro non è affatto agiografico, non è acritico nei confronti degli zingari nè cerca di attribuire alle diversità che ci separano da loro una patina di eccentricità, moda e fascino. Il libro è davvero duro, intenso e feroce, non solo per le esperienze raccontate o per gli sfoghi verso la società globalizzatrice ricca e ottusa ma anche verso gli stessi zingari, che non si può negare si macchiano di piccoli e grandi reati, nei nostri confronti come tra i loro soggetti più deboli, donne e bambini.
Il libro fa riflettere e apre la mente perchè mette anche a nudo molte delle contraddizioni della nostra società che apre le frontiere per allargare i mercati e far circolare i capitali, ma si illude di poter far rimanere fermi i popoli o perlmeno selezionarne a piacimento le entrate, che affama i più deboli e poi si lamenta se i deboli e i poveri se non si ribellano almeno vengono ad elemosinare i nostri avanzi. ( lo stipendio di un bancario in Romania è di 275 € mensili, a fronte di un costo della vita pari a poco meno della metà dell’italia; in una giornata di accattonaggio in Italia una donna zingara porta a casa in media 30 euro, il triplo dello stipendio medio di un operaio di Slatina; … e poi ci domandiamo perchè le aziende italiane delocalizzano in Romania e ciononostante ci dobbiamo pure sorbire zingari ed immigrati.. )
E’ un libro che non fornisce risposte, nè si prefigge di farlo ma può essere utile a chi vuole capire e non solo giudicare, e a chi vuole comprendere senza per questo giustificare.
Pur consigliandone l’acquisto, se non altro per le belle foto a complemento del reportage, vi segnalo che Il libro può anche essere letto e scaricato gratuitamente (e legalmente) in pdf a questo indirizzo












Grazia sia per il link, la segnalazione ed del titolo provocatorio
E ci si stupisce se gli Italiani nella seconda guerra mondiale hanno accettato le leggi antisemite…
Se oggi emanassero leggi simili per i nomadi, o zingari, quanti di noi “moderni italiani” realmente si solleverebbero a loro difesa? Quanti invece sarebbero contenti di non vedere più accattoni per strada?
La mia nazione mi preoccupa sempre di più…
Pingback: Fabrizio De Andrè - La mostra « equAzioni
Ti metto nel mio blogroll, poi torno a leggerti con calma!
E’ davvero una questione difficilissima e delicata. Perché tutti noi siamo dalla parte degli zingari perché sappiamo che è giusto così, ma poi nella realtà quotidiana la convivenza è veramente difficile. Nel nostro quartiere sta diventando un problema: i bimbi (che non vanno a scuola) si accampano tutte le estati al parchetto della scuola, e fanno i loro bisogni sullo scivolo, solo per sfregio. Così gli altri bimbi non possono più giocare.
E’ davvero difficile mantenere fede ai propri princìpi, quando nella vita pratica poi ti scontri con dei problemi irrisolvibili. Perché questi problemi non si risolvono. Dialogo? Impossibile.
Io credo che l’unica speranza sia la severità verso i bambini (di tutti): non credo sia giusto permettere che i bimbi non vadano a scuola. Se noi non mandiamo a scuola i nostri bimbi, il Tribunale dei Minori ce li toglie. E così dovrebbe essere per tutti.
Perché la scuola pubblica (quella che ci rimane…), è l’unico vero terreno di parità per tutti: studiare, conoscere, imparare… vedere il mondo attraverso la cultura. Il futuro dei bambini è questo, anche quello dei bimbi rom.
Voi che ne pensate?
per ogni problema complesso c’è sempre una soluzione semplice, chiara, plausibile … e sbagliata! (cit. attribuita a G.B.Shaw e/o a H. L. Mencken)
E’ assolutamente una questione delicata e difficilissima. E in quanto tale la soluzione non può arrivare con la bacchetta magica o con qualche sparata demagogica. Gli zingari sono sicuramente un problema, per le città e i cittadini. Ma non sono IL problema e di certo non l’unico come vogliono farci credere.
Il termine “severità” non ci piace molto, ma credo di aver capito cosa intendi. Però non sono sicuro che provvedimenti autoritari, restrittivi o impositivi colpiscano il bersaglio, in generale e ancor più con gli zingari. Soprattutto se costituiscono l’unica soluzione. Poche regole ferree chiare ed il più possibile eque, devono essere accompagnate da provvedimenti di più ampio respiro, più a medio lungo termine che vadano a sradicare cattive abitudini e creare le basi per convivenza e confronto. Senza però cancellare secoli di storia, attitudini e cultura e tendere all’omologazione secondo i nostri standard.
Il libro è davvero interessante proprio perchè apre uno squarcio sulla realtà rom e fa riflettere molto anche sulle nostre responsabilità..
ciao!
bello le parole ma nessuno ci convive mi hanno rubato due volte la moto e per riaverla ho dovuto pagare e non venitemi a dire le apparenze ingannano oppure non fare tutta l’erba un fascio.
purtroppo ci sono cresciuto con alcuni di loro perche abitavano vicino a me ed tutti i santi giorni li vedo rubare e poi ti vengono pure vicino coi loro macchinoni dicendo” io non lavoro ed ho questo tu che lavori non hai niente”
ora ditemi aspetto vostre notizie
Non è necessario dimostrare che sono loro IL problema della società. Una volta provato che sono delinquenti e creano danni e disagi, si prendono e si cacciano via a calci in culo senza inutili giri di parole. Chi li difende odia la società quanto loro, o ha solo avuto la fortuna di non subire personalmente furti, aggressioni, rapine, scippi. La nostra società non risolverà così tutti i problemi, ma intanto se ne leverebbe uno grosso e ingiustificabile. Se vogliono essere accettati, DEVONO accettare le regole di chi li ospita, così come fanno le persone civili quando vanno all’estero.
esattamente.. purtroppo, praticamente tutti sarebbero d’accordo ad eliminarli. gli errori della storia e il pensiero dei “Grandi” finiscono troppo presto nel dimenticatoio. Tutti si considerano moderni e moderati, eppoi son tutti pronti a fare i cowboy per strada, a dare fuoco ai campi rom e ad eliminare senza scrupoli “la feccia” della società! Pensa che nel nostro complesso residenziale condomini “moderati e rispettabilissimi” hanno cominciato a fare le ronde in paese… armati di mazza da baseball. Però l’estremista sono io che ho i dreadlocks e magari mi scaldo in qualche discussione politica…